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25.08.2016

Ca’ del Bue,
la svolta:
darà luce e gas

L’impianto per il trattamento dei rifiuti di Ca’ del Bue
L’impianto per il trattamento dei rifiuti di Ca’ del Bue

Lo chiamano già il Ca’ del Bue «2.0». Anche se l’1.0 è vissuto pochissimo. E poi è stato sepolto da lungaggini e lotte politiche ultradecennali sull’inquinamento atmosferico che avrebbero potuto provocare i fumi. Comunque, da Venezia arriva il via libera a creare alle Basse di San Michele - dove sarebbe dovuto sorgere un termovalorizzatore di rifiuti e dove tutt’ora funziona un separatore - un nuovo impianto per trattare e selezionare rifiuti. Ciò per produrre energia elettrica e 400 metri cubi al giorno di biometano, grazie alla riconversione dell’impianto attuale che si fonderà sulla riattivazione dei digestori anaerobici.

La Regione infatti ha autorizzato il «revamping» degli attuali macchinari, sulla base del giudizio favorevole di Valutazione d’impatto ambientale, dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

CAMBIO DI ROTTA. La svolta è dunque definitiva e storica, per l’impianto di San Michele, di proprietà dell’Agsm situato al confine con i Comuni di San Martino Buon Albergo, San Giovanni Lupatoto e Zevio. Dopo quasi trent’anni dal concepimento e poi dalla costruzione del bruciatore di rifiuti per produrre energia, a Ca’ del Bue si volta pagina. Dopo i forni a letto fluido funzionanti qualche anno durante l’Amministrazione Zanotto dal 2002 al 2007, non si mai passati a quelli a griglia progettati dall’azienda spagnola Urbaser. Ciò perché qualche mese fa si è fatta marcia indietro sul termovalorizzatore, che Agsm avrebbe voluto rimettere in funzione.

IL PIANO. La Regione aveva però previsto nel Piano rifiuti una capacità di smaltimento di 150mila tonnellate all’anno rispetto alle 190mila iniziali e quindi la stessa Urbaser non avrebbe potuto smaltire rifiuti a meno di 200 euro a tonnellata, molto di più del prezzo messo a bando di gara da Agsm. Ciò avrebbe comportato un aumento della Tari, la Tariffa rifiuti. Ecco perché è stata dichiarata la cessazione del pubblico interesse e sono state azzerate le procedure per gara con il project financing, che aveva vinto Urbaser, con cui Agsm troverà un accordo.

I LAVORI. Dopo di che l’Agsm ha presentato il nuovo progetto di «revamping», che ora ha l’approvazione della Regione. Ca’ del Bue dunque diventerà una sorta di grande isola ecologica, «un polo ambientale verde», come lo chiama Fabio Venturi, presidente dell’Agsm, l’azienda di cui è direttore generale Gian Pietro Cigolini che ha lavorato per la nuova versione dell’impianto.

«Stiamo completando le procedure per trasferire l’attività di Transeco da Zevio, dove paga un affitto, appunto a Ca’ del Bue», dice Venturi, riferendosi alla società controllata dell’Amia che si occupa del recupero e dello smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e degli assimilabili. L’Agsm dovrà spendere un milione e mezzo per migliorare la selezione dei rifiuti e qualche milione per riattivare i digestori anaerobici. Si produrrà energia elettrica, come detto, e biometano «da utilizzare come combustibile per i mezzi di Amia e anche di Atv, che in futuro diventerà una controllata di Agsm», aggiunge Venturi.

NUOVA SOCIETÀ. L’Agsm però, che con l’Amia, di sua proprietà, ha condiviso sinora il controllo di Ca’ del Bue, intende dare una svolta anche sulla gestione del futuro impianto. «L’idea, di Agsm e di Amia, è quella di creare una società di gestione del futuro impianto e polo ambientale verde di Ca’ del Bue e questa potrebbe essere proprio la Transeco».

Enrico Giardini
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