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12.01.2018

Bullismo, centinaia di casi «Gli adulti insegnino i valori»

Vigili del fuoco e carabinieri sul luogo del rogo mortale la sera del 13 dicembre a Santa Maria di Zevio
Vigili del fuoco e carabinieri sul luogo del rogo mortale la sera del 13 dicembre a Santa Maria di Zevio

Insultare e usare violenza contro le persone più deboli o gettare sassi dal cavalcavia della noia per essere popolari sui social a tutti i costi o con il proprio gruppo di riferimento: nonostante l’intensa opera di informazione e prevenzione, la lista dei crimini e di cyberviolenza che vedono coinvolti minori si allunga. In attesa che venga fatta chiarezza sulla pista che vede due ragazzini indagati per le molestie e la morte di un uomo senza fissa dimora a Santa Maria di Zevio, va segnalato che non è raro che alcune bravate degenerino in efferati fatti di cronaca. «Molti adolescenti oggi non hanno percezione delle conseguenze delle loro azioni, ma non per questo vanno giustificati», spiega la psicologa Giuliana Guadagnini. «Ragionano in base a una coscienza di gruppo in cui la responsabilità viene ripartita tra tanti e compiono azioni che magari da soli non si permetterebbero mai di fare, c'è un disimpegno morale individuale». Il filosofo, sociologo e psicanalista Umberto Galimberti scriveva, riferendosi ai ragazzi che hanno ucciso una donna gettando sassi dal cavalcavia: «Solo quando avranno capito la differenza tra la vita e la morte potranno avvicinarsi prima alla differenza tra l’amore e l’odio, e poi alla differenza tra il gesto motivato e quello senza ragione e senza perché». Ed è fondamentale riportare l’accento sulla gravità delle azioni che nascono da una mancanza di rispetto, come bullismo e cyberbullismo, non semplici “bravate” ma condotte di violenza nella vita reale e online purtroppo oggi in aumento. In base ai dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza 1 adolescente su 10 tra gli 11 e i 13 anni è vittima di cyberbullismo rispetto all’8,5% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni. Nel Veronese, in base ai dati 2016/2017 del Punto Ascolto Disagio Scolastico i casi trattati sono stati 435 rispetto ai 397 dell’anno precedente, di cui 117 legati a sexting, cioè a condivisioni sul web di immagini intime estorte a fini denigratori e 20 che hanno avuto come esito la dispersione scolastica. 43 le idee suicidarie, due i suicidi. Da un’indagine effettuata su un campione di 200 studenti veronesi dagli 8 ai 17 anni, 175 hanno ricevuto almeno una volta minacce, 156 aggressioni, 123 diffamazione, in 117 casi sono stati evitati e in 77 insultati. 126 hanno reagito, 141 non hanno fatto nulla o hanno aspettato (119), di fatto 130 si sono sentiti male. 25 hanno chiesto aiuto ai genitori, 5 ad amici o a insegnanti. Tutti hanno trovato materiale imbarazzante in rete, la dinamica sul web ha amplificato la dinamica di prevaricazione. Come aiutare a ricreare una coscienza individuale? Un percorso certo lungo e non privo di ostacoli socioculturali, ma urgente e necessario, a partire dal ruolo centrale svolto dalla famiglia. «Dobbiamo tornare a ragionare insieme ai ragazzi», prosegue Giuliana Guadagnini. «Anche se hanno ottimi voti a scuola, hanno bisogno di avvertire il ruolo autorevole ma fermo e coerente degli adulti per apprendere i valori individuali e collettivi e il senso di responsabilità. Purtroppo spesso vi è anche la complicità di un tam tam sui social che inneggia alla mancanza di rispetto e alla violenza per essere popolari: i buonismi, le giustificazioni a oltranza, il non esserci in alcuni casi critici possono avere ripercussioni devastanti sui ragazzi e sulla collettività nel suo complesso». Scuola, forze dell’ordine, psicologi ed esperti stanno attivando numerose iniziative per fare rete. Oltre alla legge contro il cyberbullismo lo scorso novembre la Polizia ha creato l’app “You Pol” che si può scaricare su cellulare per denunciare in tempo reale con foto, messaggi, link e video episodi di bullismo, spaccio e violenza. • M.Somm.

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