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16.04.2018

Bagno di folla per Salvini E lancia la sfida a Di Maio

Bagno di folla e di selfie per il leader leghista Matteo SalviniIl governatore Luca Zaia con la presidente del Senato  Casellati, il sindaco Federico Sboarina e il presidente di Veronafiere Maurizio Danese FOTO MARCHIORI  Salvini con lo scrittore Mauro Corona per il patto dell’Amarone
Bagno di folla e di selfie per il leader leghista Matteo SalviniIl governatore Luca Zaia con la presidente del Senato Casellati, il sindaco Federico Sboarina e il presidente di Veronafiere Maurizio Danese FOTO MARCHIORI Salvini con lo scrittore Mauro Corona per il patto dell’Amarone

Salvini day. Tra Valpolicella e Prosecco. Tra vino della cantina Di Majo e il «9.9» di Berlusconi che però non è Silvio ma sua nipote Alessia. Lui, Salvini, beve. Gusta, degusta e sorride. Saluta il mondo intero, ma dribbla o soltanto sfiora i temi politici. Anche se ammette: «Noi vorremmo cominciare a lavorare», dice. «No a governissimi o governoni, come sognano Pd e Forza Italia». Che cosa offrire a Di Maio, di vino? «Uno Sforzato, della Valtellina. Perché si deve sforzare a fare qualcosa di più». Nella calca tra i padiglioni fieristici ci ha poi provato per tutta la mattina Mauro Corona, 67 anni, alpinista, scultore, scrittore e opinionista televisivo. Con una bottiglia e ripetuti brindisi con Amarone, proposti a entrambi. A Salvini e al 5 Stelle Luigi Di Maio. Bandana, toscano in bocca, scarponi, il ruvido Corona a bicchieri insiste: «Glielo faccio fare io a Salvini e Di Maio l’accordo per governare, con un po’ di Amarone», dice il barbuto montanaro residente in Friuli, a Erto e Casso (Pordenone). Ma niente da fare. Salvini e Di Maio non si sono incontrati né incrociati, alla rassegna internazionale del vino, all’edizione 52. L’incontro del segretario federale della Lega Matteo Salvini, 45 anni, e con il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, 31, entrambi al Vinitaly, non c’è stato. Così l’unico brindisi, con gioco di parole in chiave Governo, Salvini - assalito da espositori e visitatori; centinaia di selfie - lo fa con il vino della cantina Di Majo-Norante, al padiglione del Molise, regione che come il Friuli Venezia Giulia andrà al voto fra qualche settimana. «Dai che è di buon auspicio», sottolinea Salvini. E all’espositore molisano che afferma come dovrebbe berlo anche Luigi Di Maio, Salvini replica: «È importante e necessario» che lo faccia. Il gioco su nomi di vini e di politici continua allo stand della Coldiretti, quando Salvini brinda con il presidente Roberto Moncalvo con un rosso, il «9.9» prodotto dalla nipote di Berlusconi, Alessia: «Viene fuori alla lunga il buono», commenta il leader della Lega, seguito tra gli altri dal veronese Lorenzo Fontana, suo vice, deputato e vicesindaco. La prima di quattro giornate del Vinitaly, che si chiude mercoledì, è stato un crocevia di politici, proprio nel bel mezzo della fase di consultazione con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in vista della formazione del nuovo governo. Oltre a Salvini e a Di Maio Maria Elisabetta Alberto Casellati, presidente del Senato - che potrebbe anche ricevere un mandato esplorativo da Mattarella - e poi Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Il protagonista però è Salvini. In camicia azzurra e jeans, sudatissimo per il tour de force tra i padiglioni di Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Molise, Sicilia, Sardegna, Calabria, Umbria. Così tra promesse di «flat tax» agli imprenditori - «sì, ce la facciamo» - e di togliere le sanzioni alla Russia - «sarà la prima cosa che faremo», assicura - si arriva anche all’eventualità di tornare al voto. Ma se si torna alle urne, chi perde? «Io spero di non tornare al voto, però se questi tirano avanti senza concludere nulla, vediamo». E questi sono il 5 Stelle ma anche Forza Italia. Ma tanto più dopo un tour enogastronomico come quello al Vinitaly, Salvini vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto per il Governo? «Il mio bicchiere per il Governo è già pronto nel senso che noi non pretendiamo nulla, vorremmo solo incominciare a lavorare. Se anche gli altri si sforzassero di stare tranquilli e di partire, noi partiremmo. Altrimenti qui la vendemmia non arriva più». In linea con Salvini c’è Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che non fa sconti, insieme al senatore Stefano Bertacco, veronese, capogruppo al Senato di FdI, assessore a Verona, e al deputato Ciro Maschio, deputato, presidente del Consiglio comunale. «Per il nuovo governo non si può prescindere dal risultato del 4 marzo e quindi la guida dev’essere del centrodestra. La nostra coalizione è compatta, vedremo il 5 Stelle che cosa farà. Dobbiamo sostenere le famiglie, il lavoro, la difesa del made in Italy». Tra gli alleati di centrodestra «non possiamo negare che negli ultimi giorni ci sono state delle incomprensioni, qualche frase fuori posto, ma penso che per mantenere gli impegni con i cittadini sia giusto continuare a camminare insieme». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Giardini
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