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07.04.2018

«Sos scuola, non lasciateci da soli»

Una classe deserta: la scuola è sempre più sola di fronte ai gravi disagi di certi studenti
Una classe deserta: la scuola è sempre più sola di fronte ai gravi disagi di certi studenti

«Da sola la scuola non ce la può più fare. Siamo al collasso». E’ una richiesta di aiuto, quasi disarmante, quella che il provveditore agli studi Stefano Quaglia lancia a tutti gli attori della pubblica amministrazione dopo il caso dello studente molesto che terrorizza i compagni di classe e tiene in scacco insegnanti e bidelli di un istituto superiore del centro. Ha 20 anni ma frequenta la terza, bocciato più volte, vive con la mamma, il padre è sparito chissà dove, è straniero ma questo non conta se non per capire gli effetti di una integrazione difficile. Ci sarebbe pure il sospetto - tutto da verificare - che il suo perenne stato di alterazione dipenda anche dalla droga, ma le voci, si sa, in mancanza di prove, aggravano solo il problema e non aiutano. Una certezza c’è: la situazione personale del ragazzo è drammatica, soffre di disturbi relazionali evidenti, la madre consapevole da tempo dei suoi problemi(parla da solo o con la tv, è aggressivo e minaccioso, isolato) ha provato senza riuscirci a convincerlo ad andare da un medico ma lui, incapace di capire che qualcosa non va, si rifiuta. E’ maggiorenne e non si può costringere. Prima di Pasqua, proprio perché ingestibile in classe, era stato sospeso dalle lezioni per una decina di giorni. Al rientro dalle vacanze, mercoledì, la stessa situazione: lui che spaventa i compagni e loro, esasperati e spaventati, che decidono di non entrare in aula sostenuti in questo dai genitori che chiedono al preside, a gran voce, di provvedere a tutelare l’incolumità dei figli. E’ un aut-aut: o i nostri ragazzi o lui, non si può aspettare che la situazione degeneri ulteriormente e che qualcuno si faccia male sul serio. La madre del ventenne molesto, sconfitta ma collaborativa, a questo punto ha alzato le mani e l’altro giorno s’è seduta attorno ad un tavolo con il preside, i docenti, la psicologa dell’Ufficio scolastico provinciale e gli assistenti sociali: «Fate tutto quello che serve per trovare una soluzione, aiutateci». E la soluzione può essere solo una, si chiama psichiatra: il ragazzo ha bisogno di cure, è necessario che sia visto da specialisti in grado di gestire il suo disagio e la patologia che lo alimenta. Non ha freni inibitori, bestemmia in classe come fosse niente, urla, minaccia, dice e fa cose fuori da ogni grazia di Dio. La decisione presa di comune accordo giovedì pomeriggio è che stia a casa da scuola fino a martedì cercando di convincerlo nel frattempo a farsi visitare da uno specialista. Se da qui ad allora si riuscirà nell’intento, sarà una vittoria per tutti. Se non fosse così, potrà tornare in classe a spaventare i compagni e terrorizzare professoresse e bidelle ma sarà «sorvegliato speciale»: saranno presenti a vigilare sulla sicurezza di tutti gli assistenti sociali del Comune e la psicologa mandata da Quaglia. Naturalmente, a questo punto l’unica strada percorribile per lo studente borderline sarà il Tso (trattamento sanitario obbligatorio) che deve essere prescritto dal medico di base, autorizzato dal Comune ed eseguito dal 118. Lo studente molesto non ha colpe perché è ammalato. La scuola nemmeno, perché da sola non è in grado di far fronte ai casi sanitari e alle emergenze sociali. «Non è un mostro da sbattere in prima pagina ma è giusto che si sappia cosa succede dentro alle nostre aule», conclude Quaglia, «non possono gli insegnanti trovare risposte a disagi pesanti come questo. Non devono i compagni di classe farsi carico del problema e avere paura ad entrare in aula. Non è giusto che arrivino ad essere intimoriti da uno studente che la scuola non può più “sopportare“, un adulto a tutti gli effetti che sui banchi non può trovare risposta al suo disagio. E’ doveroso ed urgente farsene carico tutti, più fuori che dentro alle aule». •

Camilla Ferro
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