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03.12.2018

Sequestrata in una casa ore di paura per una donna

La porta dell’appartamento scardinata dai vigili del fuoco per liberare la ragazza tenuta all’interno dall’amico violento  FOTOSERVIZIO DIENNE
La porta dell’appartamento scardinata dai vigili del fuoco per liberare la ragazza tenuta all’interno dall’amico violento FOTOSERVIZIO DIENNE

Si erano conosciuti in palestra e piaciuti, qualche appuntamento fuori a bere qualcosa, quindi sabato sera, l’invito a casa, da parte di lui. In quel monolocale affittato in borgo Venezia, per un mese, giusto il tempo di partecipare all’evento di Mma (mixed martial arts), che a metà dicembre c’è al Palaferroli. Arriveranno atleti professionisti da tutto il mondo e come promettono gli organizzatori, ci sarà tanto spettacolo tra combattimenti in gabbia, bellissime cage girls (ragazze gabbia), video su maxischermo, luci spettacolari, musica a tutto volume e fiumi di adrenalina. Ma l’atleta di Mma che sabato pomeriggio ha scatenato l’inferno in borgo Venezia, in via Domenico Morone, non sarà tra i fighter. Lui, la sua personalissima gara se l’è giocata con pugni, calci, gomitate, ginocchiate sabato verso sera con un antagonista inusuale: la polizia. Adesso l’uomo, di cui non sono state ancora rese note le generalità è in carcere a Montorio con l’accusa di sequestro di persona e resistenza. Da casa sua non voleva far uscire l’amica conosciuta da poco. A raccontare un sabato sera di terrore è uno dei vicini di casa di quella montagna di muscoli: un metro e novanta, veronese, di colore e residente a Londra. «Erano circa le 20 e ho visto arrivare polizia e vigili del fuoco a sirene spiegate», dice Michele Gerbino, un militare che abita con i due figli piccoli e la compagna in attesa del terzo, al piano terra di un edificio che affianca l’appartamentino affittato dall’atleta. «Sono uscito in strada e ho notato che suonavano con insistenza alla porta dell’appartamento accanto al nostro, ma non apriva nessuno. Ho lasciato i poliziotti al loro lavoro e i vigili che cercavano di scardinare la porta in ferro che protegge quella d’entrata». Gerbino rientra e lascia aperto il portone che conduce nell’androne, visto che la polizia dal retro cercava altri accessi. Ma è a quel punto che l’uomo sente un rumore provenire dal retro della sua abitazione. D’istinto apre la porta a vetri ed esce per vedere di cosa si tratti. «Mi sono trovato davanti un uomo enorme. Guardi», dice, «era alto così», mima, arrivando ai fili tesi sopra la porta. «Enorme, alto, grosso, farfugliava, farneticava, non ho capito cosa dicesse, sembrava drogato da qualcosa di pesante. Ho urlato a mia moglie di prendere i bambini e di chiudersi in camera da letto. Ho fatto alcuni passi indietro perchè lui mi veniva contro e ho riaperto la porta di casa, dove avevo lasciato prima i poliziotti nell’androne. E lui è andato in quella direzione. I poliziotti erano in tanti, alcuni erano anche massicci, ma non è stato facile, per loro, avere la meglio. Lui ha menato, spintonato, poi in quattro sono riusciti a immobilizzarlo e a portarlo via». Altre finestre si aprono, i testimoni vedono portare via una ragazza in barella sull’ambulanza. «Sono stato chiamato dalla polizia», dice il proprietario dell’appartamento, che ieri cercava di sistemare alla meglio la porta scardinata, «io ero stato contattato per la stanza, serviva per un mese. Ho preso qualche informazione su internet sull’atleta, per capire chi fosse, è nato a Verona, vive a Londra, ed era qui per le gare di metà mese di Mma, ma cosa sia accaduto non lo so, non me lo hanno detto. E per i danni mi hanno detto di rivalermi sul cliente». La ricostruzione dell’episodio avverrà oggi, presumibilmente, con l’interrogatorio per la convalida dell’arresto. Che potrebbe avvenire in carcere per ragioni di sicurezza. L’uomo e la ragazza, maggiorenne si sono conosciuti in palestra, e sabato sera lei ha accettato di andare a casa del giovane. Ma qualcosa poi là dentro dev’essere andato storto, lei se ne voleva andare, ma lui non glielo ha permesso, in un momento di distrazione la ragazza ha inviato un messaggio ai genitori chiedendo aiuto e loro hanno contattato la polizia che poi è intervenuta. È anche probabile che l’uomo fosse sotto gli effetti di sostanze stupefacenti. Il resto lo racconterà lui al magistrato. •

Alessandra Vaccari
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