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15.01.2018

Colpito al volto con una bottiglia, denunciato romeno

Il bar Glam Cafè di via Da Legnago a Montorio DIENNEFOTO
Il bar Glam Cafè di via Da Legnago a Montorio DIENNEFOTO

Ferito al volto da una bottigliata. Venti giorni di prognosi, salvo complicazioni. Una serata che poteva finire peggio per Michele Campagnola, 29 anni, operatore della Croce Verde, capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E il ferito è il figlio del consigliere della lista Tosi per la prima circoscrizione. Ironia della sorte, responsabile della commissione sicurezza. L’uomo era appoggiato al bancone del Glam cafè di via da Legnago, a Montorio. E aspettava una birra. Nel bar c’era una coppia di romeni che importunavano. Già da prima del suo arrivo. Per questo i gestori avevano già allertato il 113. A un certo punto, uno dei due romeni urta Campagnola, che gli dice: «Permesso, magari eh?». E l’altro in tutta risposta si volta e gli fracassa la bottiglia o un bicchiere in pieno volto. Le Volanti nel frattempo erano arrivate e quindi i due vengono portati in questura per l’identificazione e la denuncia a piede libero. Il ferito viene invece portato in ospedale, da dove è stato dimesso ieri sera con suture in quattro punti del volto. È stato tenuto in osservazione per verificare che non vi fosse un trauma cranico. «Sono molto in imbarazzo», dice Luisa Sartori, madre del ragazzo e amministratrice, «sono nella commissione sicurezza, per questo non volevo far trapelare la notizia. Ma ormai lo sapete. Voglio ringraziare i poliziotti della Volante, se non fossero arrivati subito non so come sarebbe andata a finire. Mio figlio ha il volto gonfio, un occhio che non si apre per la botta. I medici ci hanno detto che i punti di sutura e le ferite non dovrebbero lasciare grosse cicatrici. Mi domando se il colpo, anzichè al volto glielo avessero dato al collo, colpendo la giugulare come sarebbe finita. Non voglio neanche pensarci. Domani mattina (oggi per chi legge) andremo a depositare la denuncia in questura, e poi per alcuni giorni dobbiamo tornare in ospedale per le medicazioni», conclude la consigliere. A dicembre 2001, a San Giovanni Lupatoto, in un episodio simile, venne ucciso Roberto Adami, 27 anni. A colpirlo a morte l’albanese Edmond Cullaj, 26 anni, condannato in via definitiva a 15 anni e quattro mesi. La colpa di Adami? Aver detto: «Chiudi la porta che fa freddo», all’albanese che era nello stesso bar, il Blitz. Un episodio molto simile a quello di sabato sera. • A. V.

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