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06.02.2017

All’oratorio giovani alla ribalta

Un momento del talent show dell’edizione 2016
Un momento del talent show dell’edizione 2016

Torna «Dai che ci credo», il talent show promosso dall’oratorio Salesiano di Santa Croce giunto alla quarta edizione e sostenuto anche dal Centro Diocesano di Pastorale Giovanile che ha come obiettivo quello di dare a tanti, talentuosi ragazzi un palco su cui esibirsi e far vedere quanto valgono.

Possono partecipare tutti i ragazzi che frequentano classi comprese tra la quarta elementare e la quinta superiore (9-19 anni), che si esibiscono, singolarmente o a gruppi, divisi in due categorie. Lo spettacolo andrà in scena al teatro Alcione il 21 e il 22 aprile e c’è tempo fino al 28 febbraio per iscriversi.

«Il talent è promosso e sostenuto dall’oratorio Salesiano di Santa Croce», spiega il responsabile don Francesco Da Re, «ma il desiderio è quello di poter uscire dai confini della parrocchia per poter aiutare a sognare altri giovani della città con uno stile bello e familiare nello stesso tempo. Quest’anno, tra l’altro, abbiamo deciso di sostenere i giovani talenti che hanno scritto una canzone inedita in lingua italiana, verrà fatta arrangiare dalla commissione e il ragazzo potrà cantare dal vivo su una base professionale».

Ogni informazione sulla manifestazione, a partire dall’iscrizione, si può trovare su www.daichecicredo.it, sulla pagina facebook www.facebook.com/daichecicredo e anche su youtube e instagram. Lo spettacolo andrà in scena il 21 aprile per la categoria junior (9-14 anni) e sabato 22 aprile per la categoria senior (15-19 anni).

Aggiunge don Da Re: «Siamo convinti che i ragazzi abbiano tanti talenti ma talvolta facciano fatica a farli vedere, a metterli in gioco, troppo spesso si sentono giudicati o esclusi. Se poi avessero il desiderio di salire su un palco professionale devono proprio essere "campioni" o fortunati. Noi dell’oratorio Santa Croce invece vogliamo dare a tutti l'opportunità di partecipare perché crediamo prima di tutto nei loro talenti. Siamo convinti che se un giovane impara a mettere in gioco senza paura il proprio talento oggi, facendo gioire e sorridere parenti, amici, spettatori, domani sarà in grado di mettere in gioco altre risorse per la sua città, il quartiere, un’associazione, la chiesa».

Nel «Dai che ci credo», aggiunge il sacerdote, «non c’è chi ti giudica, anzi. Ci sono i tuoi amici che ti sostengono e votano, con un’applicazione appositamente studiata "dai che ti voto" disponibile per tutti i tipi di telefoni cellulari, per cercare di farti vincere ma ci sono anche dei giudici di qualità che hanno l’obiettivo di farti crescere dicendoti prima di tutto "Bravo e grazie di aver messo in gioco i tuoi talenti, grazie di averci aiutato a gioire questa sera, coltiva questo dono, prenditi cura di lui, fatti aiutare e non aver paura di sognare" abbiamo eliminato il "per me è si o per me è no". Poi è chiaro che nel segreto dei giudici ci sarà qualcuno più bravo che merita di vincere o di essere sottolineato, bene, ma deve essere eliminato ciò che divide per sottolineare ciò che unisce».

L’obiettivo è trasmettere il messaggio che ogni giovane deve imparare a mettere il proprio dono a servizio di una collettività, non gli è stato dato per celebrare se stesso ed escludere gli altri ma per costruire una comunità dove, se tutti mettono in gioco i propri talenti, possono contribuire a costruire un mondo migliore.

Anche i premi sono pensati in base alla tipologia di vincitore perché non sia generico ma possa aiutare chi vince a continuare a formarsi e sognare possibilmente con altri. Il «Dai che ci credo» coinvolge gli adolescenti e i giovani dell’oratorio in tutta la dinamica dell’organizzazione, insieme ad alcuni professionisti o esperti si formano e poi si sentono protagonisti dello spettacolo, del backstage, del reparto tecnico perché tutto deve parlare la lingua dei giovani, devono sentirsi coinvolti e parte di una cosa bella che è soprattutto loro.

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