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mercoledì, 14 novembre 2018

«Forse il disastro si poteva evitare Qui servono degli scarichi in Adige»

Anche ruspe e un bobcat al lavoro per portare via il fango

La più anziana abitante del borgo allagato in lungadige Attiraglio è Luciana Fusina, classe 1936 ricorda un fatto analogo ma non così grave. «Accadde una cinquantina di anni fa, quando il letto del torrente venne rifatto con l’asfalto. Ma, non ci furono così tanti danni». Ettore Turini, 39 anni, è in aiuto alla madre. «Non immaginavo una cosa del genere. Quando sono arrivato ho trovato “una piscina”». La mano indica una piccola porta nella corte. È lo scarico nell’Adige, «non è stato possibile aprirlo per la pressione dell’acqua». Uno sguardo tra vicini e si riprende a spalare. A Parona va meglio. Ma, non tanto. Ad avere la peggio sono stati i negozi su piazza del Porto. Invasi da subito. Simonetta Tezza, titolare della tabaccheria, e Giovanna Bonazzi, della gelateria, dicono che non è una novità: «Quando piove i pozzetti non sostengono lo scolo e la piazza si allaga. Tutti abbiamo pronti gli stivali e i rastrelli per ogni evenienza». Anche se, «non si è mai vista una pioggia del genere». Insomma, piazza del Porto «è la “vasca da bagno” della Valpolicella con il tappo chiuso». «Basterebbe una soluzione per scaricare direttamente nel fiume Adige», dice Bonazzi. Intanto, si contano i danni e ce ne sono stati anche più avanti, sino a piazza della Vittoria. Altre auto parcheggiate e negozi sott’acqua, «come a Venezia». «Non siamo rimasti tranquilli neppure di notte, perché era prevista un’altra “bomba d’acqua” e i sacchi di protezione siamo andati a prenderli stamattina». Nel garage di Gabriella Corso, 78 anni, c’è la sua automobile. È tra le allagate e «spero possa tornare come prima». Luca Basso apre la porta della sua cantina, anche questa allagata: sono i resti di una precedente abitazione, forse un convento. Più sopra, si vede dove scorre l’acqua e Sergio Speri, classe 1938, afferma si tratta una «circostanza abbastanza cronica». Marco Loprieno, titolare della Bottega dei Sapori, non ha dubbi: «Stavolta è pesantissima. Abbiamo già visto l’acqua alta, ma non così». Lorenzo Pietri non nasconde la sua rabbia per «una situazione che non cambia, laddove c’è una vasca di raccoglimento che “non ce la fa”». Indica i danni all’interno della sua edicola ed annuncia una raccolta firme. Paura per un «qualcosa di mai visto» si è avuta anche in via Santini, sul confine tra i quartieri di Pindemonte e Ponte Crencano. La pista ciclabile che scende da Avesa è diventata un torrente e si è corsi ai ripari con quanto di meglio si è trovato, come alcuni pezzi di polistirolo ricavati da imballaggi. È tracimato il Lorì all’altezza di via Carso, dove la pista curva a gomito. «Non credo sia sempre da addebitare al caldo, al freddo e alla pioggia», dice Federico Pasetto, 70 anni. A sistemare un «argine di fortuna» è Giampaolo Rossini, che abita nel condominio accanto ma il rischio di allagamento è uguale. «Forse, il tutto si deve al progno di Avesa interrato. Se i torrenti sono portati sotto terra, quando si gonfiano escono». Si radunano alcuni residenti, lo stupore è unanime insieme con la rabbia per un disastro che «poteva essere evitato». •