CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

27.10.2017

A Verona per uscire dalla mafia
Ma i giudici non gli credono

La tabaccheria di via Vasco de Gama per la quale è stato negato il certificato antimafia
La tabaccheria di via Vasco de Gama per la quale è stato negato il certificato antimafia

Era venuto a Verona a lavorare nella rivendita di tabacchi della figlia. Voleva redimersi. Non voleva più avere a che fare con la criminalità organizzata, con il clan mafioso del Brancaccio, il noto quartiere di Palermo, per la precisione, dove fu ucciso padre Pino Puglisi, il 15 settembre 1993 (anche se nulla ha a che fare con quel delitto).

Il tentativo di ravvedimento di Giacomo Vaccaro è emerso dalla sentenza del Consiglio di Stato, l’organo d’appello della giustizia amministrativa. Con quel provvedimento, i giudici hanno respinto la richiesta di revoca dell’interdittiva anti mafia, disposta a carico dell’attività di esercente della figlia del palermitano. Un provvedimento disposto dalla Prefettura di Verona nei confronti di Maria Anna Vaccaro, in relazione allo stretto rapporto di parentela anche se lei è incensurata. C’è il rischio, a parere della Prefettura, di una possibile infiltrazione mafiosa nell’attività di commerciante al quartiere Navigatori. La difesa della donna ha replicato sottolineando il tentativo di «redenzione» di Giacomo Vaccaro nel ricorso davanti al Consiglio di Stato. In realtà, (vedi articolo a fianco), il palermitano è ancora nel mirino della procura anti mafia palermitana.

Nel frattempo, i giudici amministrativi di secondo grado hanno respinto il doppio ricorso, presentato dall’ex titolare della ricevitoria anche di giochi d’azzardo che si trovava in via Vasco De Gama. La sua richiesta riguardava oltre che la revoca dell’interdittiva antimafia anche il ripristino della concessione di rivendita tabacchi disposta dall’amministrazione dei Monopoli di Stato. Una seconda decisione arrivata come conseguenza del provvedimento della Prefettura.

Maria Anna Vaccaro le ha provate tutte pur di tornare in attività nel suo negozio alle porte del centro di Verona. «L’appellante», riporta la sentenza del Consiglio di Stato, «si duole dell’omessa valorizzazione della condotta di vita successiva del padre».

Giacomo Vaccaro si sarebbe astenuto da comportamenti illeciti, «grazie anche all’aiuto della famiglia». E ancor meno contava per i giudici amministrativi l’arrivo del genitore a Verona, dopo un periodo di detenzione in carcere per fatti legati alla sua appartenenza al clan del Brancaccio, collaborando «nella conduzione della rivendita tabacchi».

Le obiezioni della figlia di Vaccaro vengono respinte dai giudici del Consiglio di Stato che ricordano prima di tutto «la cointeressenza economica tra l’appellante e il genitore al tempo della restrizione in carcere del padre». Sottolineano poi come «ciò che rileva è l’oggettivo rischio d’infiltrazione mafiosa nella conduzione dell’attività alla luce dei fatti pregressi e della loro rilevanza».

La sentenza del Tar Veneto in primo grado del luglio 2016, poi, evidenziava «l’attualità della misura di prevenzione (confisca di beni ndr) emessa nei confronti del padre di Maria Anna Vaccaro». La stessa figlia risulta «interveniente» in quel procedimento in quanto era intestataria della polizza confiscata dal tribunale di Palermo perché ritenuta «compendio dell’attività illecita», svolta nell’ambito di un’organizzazione mafiosa.

Giampaolo Chavan
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1