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sabato, 17 novembre 2018

Pioggia di soldi contro le bombe d’acqua

Via Muro Padri allagata nel settembre di quattro anni fa: i lavori di sistemazione devono ancora partire

Per il rifacimento della rete fognaria fra il Teatro Romano e Veronetta manca l’ultimo miglio. Acque Veronesi, che esegue l’opera insieme al Comune, ha già stanziato 1.043.000 euro ed è imminente lo sblocco della quota di Palazzo Barbieri, circa 800 mila euro. Stando al cronoprogramma dell’azienda di Lungadige Galtarossa, l’intervento non partirà comunque prima di gennaio 2019. Il progetto esecutivo è pronto e le autorizzazioni ci sono tutte, ma anche se la Giunta deliberasse i fondi domani, bisogna indire la procedura di gara per l’affidamento del cantiere e aspettare i tempi tecnici. La società consortile fa il punto degli investimenti previsti nel biennio 2018-2019, praticamente raddoppiati da 34 a 70 milioni di euro con l’approvazione dell’aggiornamento al Piano degli interventi 2016-2019 da parte del Consiglio di bacino veronese e della Arera, l’autorità nazionale di regolazione per energia reti e ambiente. L’annuncio è arrivato ieri dal presidente di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli e dal consigliere d’amministrazione Mirko Corrà, primo cittadino di Salizzole. I due hanno anche illustrato il piano delle opere: in totale 126, pianificate a pioggia su tutta la provincia. «Una mole di investimenti mai vista finora», così la definisce Mantovanelli. Fra i 31 milioni a bilancio per l’anno corrente (i restanti 40 milioni sono in saccoccia per il 2019) c’è appunto il milione per la sistemazione delle fognature a Veronetta, per garantire un migliore smaltimento delle acque piovane ed evitare altri allagamenti in caso di violenti acquazzoni. Un problema igienico-ambientale, oltre che di sicurezza. Lo scavo è complesso, interessa l’area dal Teatro Romano fino all’incrocio di piazza Isolo con via Carducci, comprese le zone di San Giovanni in Valle e Santo Stefano, e avrà un sicuro impatto sulla viabilità. Previsto in prima battuta per questa estate, per non incidere troppo sul traffico scolastico, era slittato ulteriormente a ottobre per l’allungarsi delle procedure per il finanziamento. Se tutto filerà liscio, si concluderà nel 2020. In città è forse l’opera più attesa, ma non è l’unica. A settembre si comincia con l’estensione della rete fognaria in via Gardesane (150mila euro), alla Marangona e a Forte Gisella (500mila euro) e più avanti lo stesso intervento riguarderà la Genovesa (1.370.000 euro). Ed entro l’anno, inizio del 2019 al massimo, si mette mano al depuratore di Verona con 4.131.000 di interventi di adeguamento e manutenzione straordinaria. «Per ottimizzarne il funzionamento e i costi di gestione» spiega Mantovanelli. Con una capacità di depurazione di oltre 400mila abitanti, l’impianto di Basso Acquar «è il più importante della provincia e forse di tutto il Veneto. Gli aggiustamenti più recenti sono stati le vasche di ossidazione, il trattamento delle emissioni odorifere e l’efficientamento energetico. Per il resto non veniva toccato da anni. Ora lo riprenderemo in mano in maniera sistematica». Mancano invece diversi mesi alla conclusione del cantiere a Porta Borsari, su cui Acque Veronesi ha investito 300mila euro. Resta da realizzare il nuovo sbocco in Adige per sgrondare le acque meteoriche in eccesso. La procedura è lunga, coinvolge vari enti fra cui la Soprintendenza, per una questione sia archeologica che paesaggistica. Ma nel giro di due o tre mesi dovrebbero arrivare le autorizzazioni per procedere con l’ultima fase, assicurano da lungadige Galtarossa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA