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05.06.2017

Alla Rocca scarse protezioni
E non ci sono cartelli di avviso

La zona in cui è avvenuto l’incidente è stata transennata con il nastro bianco e rossoUna serie di lucchetti agganciati sull’orlo del precipizioI cartelli che erano affissi sui pali sono caduti o sono stati diveltiLe protezioni, in molti punti, non esistono più
La zona in cui è avvenuto l’incidente è stata transennata con il nastro bianco e rossoUna serie di lucchetti agganciati sull’orlo del precipizioI cartelli che erano affissi sui pali sono caduti o sono stati diveltiLe protezioni, in molti punti, non esistono più

Poche protezioni, vecchie e malandante. In pratica staccionate di legno modello fattoria, ma sull’orlo del precipizio. In qualche caso senza un pezzo. Chiamarle protezioni o parapetti è persino un po’ eccessivo. Sono staccionate, posizionate una decina d’anni fa per delimitare il grande prato a picco sul lago che si trova sulla sommità della Rocca di Garda.

Non ci sono avvisi di non appoggiarsi o di strutture pericolanti. Cinque pali in acciaio qua e là ci sono, a onor del vero. Ma soltanto i pali. Del pannello che sostenevano nemmeno l’ombra, quindi pure del loro messaggio.

Opera dei vandali che li hanno rotti, a detta degli amministratori comunali di Garda. Vandali che si sono divertiti a rompere anche le staccionate in più punti. Così non ci sono cartelli di pericolo. Da nessuna parte. Nemmeno all’indomani della caduta fatale in cui ha perso la vita una turista torinese di origini rumene, Mihaela Cioroaba, 54 anni. È precipitata nel vuoto sotto gli occhi del figlio, mentre lui era intento a scattare una foto ricordo della vacanza sul lago. Una gita finita in tragedia, con un volo di 70 metri per la sfortunata turista morta sul colpo. Nel punto in cui la staccionata ha ceduto, facendo perdere l’equilibrio alla donna, domenica mattina c’erano le strisce bianche e rosse di nylon lasciate da forze dell’ordine e soccorritori.

Le stesse, con sopra scritto «non oltrepassare», che c’erano pure all’incrocio di tre sentieri che si trova a 15 minuti circa di cammino dal belvedere. Gli escursionisti sono passati lo stesso, scavalcandole. I ciclisti in mountain-bike, numerosi da queste parti, ci sono passati sopra. La Rocca di Garda è un luogo antico e magico, frequentato da tanti veronesi. Ma i pericoli sono tanti. Forse troppi, dato che al grande prato in cima alla Rocca arrivano non solo escursionisti esperti o alpinisti nel giorno di riposo, ma tante famiglie con bambini, ragazzi, turisti. Tanti turisti. Come Mihaela e suo figlio. Come i tedeschi che domenica mattina andavano e venivano dal belvedere e dal punto della tragedia, senza farci nemmeno troppo caso.

Il panorama è da cartolina. Di quelli che ti tolgono il fiato, tanta è la bellezza che ti si dipana davanti quando arrivi sulla Rocca, zaino in spalla e macchina fotografica in mano. Ma è scarsa e incompleta in tanti punti la segnaletica per arrivarci. Molti nostri lettori l’hanno segnalato spesso, nell’ultimo anno, insieme alla pericolosità dei parapetti instabili. I cartelli non abbondano per niente, da qualunque parte si arrivi: tanto da Garda quanto da Bardolino o dall’eremo dei monaci camaldolesi. In tanti punti dei percorsi non ti puoi sbagliare, ma devi avere un po’ di pratica di sentieri e senso dell’orientamento.

In alcuni altri, però, bisogna fare attenzione a non sbagliare percorso. Attenzione che devi continuare ad avere, una volta che ci arrivi, al belvedere della Rocca che cade a strapiombo nel lago, strizza un occhio al golfo di Garda e con l’altro guarda la distesa di case, campeggi e vigneti di Bardolino e del suo entroterra. Verso Garda la staccionata c’è, ma è poco sicura. Sul versante rivolto verso Bardolino, invece, una vera protezione non esiste. Da un terrazzino misto terra ed erba la vista è bellissima, ma quanto è stabile? Un paletto in legno, solitario, ricorda vagamente la barriera che fu.

In un altro punto, sempre a strapiombo, ci sono rocce a cui qualcuno ha attaccato dei lucchetti. In segno d’amore eterno e indissolubile? Qua, di eterno, pare esserci solo il pericolo.

Camilla Madinelli
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