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16.01.2019

Adesca una baby sitter per il marito

Il campo a Poiano, dove la ragazza è stata portata con l’inganno e poi violentata da un trentenne arrestato con la moglie dalla polizia DIENNE
Il campo a Poiano, dove la ragazza è stata portata con l’inganno e poi violentata da un trentenne arrestato con la moglie dalla polizia DIENNE

È capitato a lei. Poteva capitare a qualsiasi altra ragazza. Adescata con l’illusione di un lavoro come baby sitter. Sequestrata e violentata in un campo, nei pressi di Poiano. I suoi aguzzini, marito e moglie veronesi, sono stati arrestati e ora sono in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’uso di un’arma e sequestro di persona, aggravato dalla finalità di commettere violenza. Spiegheranno al giudice per quale ragione abbiano agito così. E non sarà semplice trovare giustificazioni. Chiameremo, per tutelarne la privacy, la studentessa veronese ventenne che coraggiosamente dopo aver subito la violenza ha chiamato il 113, Anna. LA TRAPPOLA. La giovane vive con altre studentesse, e cerca un lavoro part-time, per non gravare troppo sulle finanze dei genitori. Così risponde a un annuncio on line, una coppia che lavora di sera chiede una baby sitter. La coppia chiede disponibilità serale perchè sostiene, entrambi lavorano di notte. Una richiesta non inusuale, anche da parte di genitori che magari vogliono una serata libera. All’appuntamento, giovedì 10 gennaio, si presenta Giulia Buccaro, 27 anni, barista, senza precedenti penali. Carica la ragazza in auto, dicendole che l’avrebbe portata a casa dove c’era il bambino da accudire. E invece, arrivata in zona Poiano, la donna imbocca una strada di campagna circondata da vigneti spogli. E lì ad aspettare la ragazza c’è Mirko Altimari, trent’anni, precedenti penali per reati contro il patrimonio, la persona e stupefacenti. La Buccaro se ne va a piedi e lascia la ragazzina in balia del marito. Altimari, sotto la minaccia di un taglierino, costringe la ragazza a togliersi gli abiti e le scatta delle foto, dicendole che se mai avesse raccontato quello che stava succedendo avrebbe diffuso le sue immagini. La ragazzina lo supplica di lasciarla stare, piange, prova a reagire, ma alla fine deve subire la violenza. Un paio di ore dopo, la giovane viene scaricata in zona porta Vescovo. L’uomo è così sicuro che lei non racconterà alcunchè che le lascia borsetta e cellulare. E la poveretta chiama subito il 113. Le Volanti raggiungono la giovane che fornisce la targa dell’auto (mancava soltanto una lettera). Ma l’auto è stata presa a noleggio. Ed ecco entrare in campo la squadra Mobile, con le indagini, perchè il primo intervento in un caso d’emergenza spetta alle «Pantere» e il proseguo delle indagini viene invece affidato alla Mobile. Infatti ieri a spiegare i dettagli dell’arresto dei due sono stati il dirigente delle Volanti Bruno De Santis e quello della Mobile Roberto Di Benedetto. I PRECEDENTI. Altimari è un nome noto alle forze dell’ordine. Ha collezionato precedenti negli anni, era stato arrestato anche recentemente. Nel 2013 arrestato dalla Mobile per spaccio assieme ad un extracomunitario. Nel 2008 era stato arrestato perché ritenuto il responsabile di una serie di rapine messe a segno ai danni di donne e in qualche caso con l’utilizzo di uno storditore elettrico. Così grazie alla descrizione della ragazza e al successivo riconoscimento fotografico, i poliziotti sono risaliti alla coppia che è stata dunque arrestata. La Mobile ieri, su disposizione del pubblico ministero Beatrice Zanotti, ha diffuso la foto dei due arrestati. Il sospetto è che questa non sia la prima volta che commettono un simile reato. Il timore, presumibilmente dettato da qualche indizio, è che altre ragazzine siano cadute nella trappola e che non abbiano avuto il coraggio di denunciare temendo, appunto, la divulgazione di loro foto sconvenienti. ALTRI CASI? Per questo ieri il dirigente della Mobile ha sottolineato che le indagini a carico dei due non finiscono con l’arresto, ma ci sono altri approfondimenti in corso. I telefonini dei due sono stati sequestrati. Nell’inserzione i due avevano utilizzato nomi fittizi, ma se qualcuno riconosce i loro volti dalle foto, si metta in contatto con la polizia. La discrezione è garantita. E le indagini potrebbero fare un passo avanti. •

Alessandra Vaccari
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