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06.12.2017

Recuperato, ripulito e riacceso l’antico forno dei conti Serego

Un volontario di «Adige Nostro»  infila  il pane nel forno della villa
Un volontario di «Adige Nostro» infila il pane nel forno della villa

Paola Bosaro Tornano ad uscire pagnotte calde e fragranti dall’antico forno di villa Serego-Rinaldi. Nonostante le giornate inclementi, il gruppo di volontari di «Adige Nostro» ha realizzato la scorsa settimana un sogno che gli abitanti di Beccacivetta di Coriano attendevano da tempo. I volontari dell’associazione hanno infornato cinque pagnotte impastate da loro nel forno costruito ai primi del Settecento vicino alle scuderie del complesso monumentale. Dopo un’ora di cottura, è uscito un pane dal profumo intenso e gradevole, con una crosta dorata e croccante e un ottimo impasto. Com’è noto, una delle sedi di «Adige Nostro» è proprio una dependance della villa cinquecentesca a ridosso dell’Adige, perciò i volontari da una quindicina d’anni fungono da custodi del complesso più volte depredato da ladri e malintenzionati. Erano a conoscenza dell’esistenza di un forno costruito a ridosso delle ex scuderie della villa, ma sapevano pure che non veniva utilizzato da più di un secolo, sebbene l’ultima proprietaria della villa, Luisa Rinaldi, l’avesse fatto restaurare negli anni Ottanta. Quando fu costruito, tre secoli fa, il forno serviva per sfamare 120 persone, che lavoravano alle dipendenze della nobile famiglia dei conti Serego-Alighieri, sia all’interno della corte che nei paraggi: contadini, allevatori, scudieri, lavandaie, fabbri ferrai. Per questo, la base del forno è molto grande, circa 2,30 metri di diametro. Il pane veniva cotto una volta alla settimana. Poi, sul finire dell’Ottocento, con l’arrivo a Beccacivetta della famiglia Brena che subentrò ai Serego, l’arte della produzione dei prodotti da forno diventò industriale. Furono proprio i Brena, costruttori del grande molino a Coriano, a produrre per la prima volta farina e pane per migliaia di persone. Per questo motivo, il forno della villa cadde via via in disuso e venne abbandonato. Il gruppo di «Adige Nostro» ha provveduto ora a pulirlo e a liberarlo dalle sterpaglie che lo avevano quasi interamente coperto alla vista. L’edera, peraltro, ne stava compromettendo pure la struttura, perciò è stata tagliata. «Quando abbiamo finito il lavoro di pulizia, abbiamo visto che era ancora in ottime conduzioni e il materiale refrattario si prestava ad accogliere un bel fuoco all’interno», riferisce il presidente dell’associazione Gianni Rigodanzo. Mentre altri volontari impastavano il pane con farine diverse, bianca, ai cereali, nera e integrale, Rigodanzo ed altri attivisti accendevano il fuoco. Quando l’interno si è scaldato a dovere, il forno è stato completamente svuotato e sono state inserite le pagnotte che avevano lievitato naturalmente per cinque ore e mezzo. La pesante bocca di ferro è stata dunque chiusa. «Il forno ha mantenuto il calore costante, nonostante la rigida temperatura esterna e la pioggia», osserva Rigodanzo. Dopo oltre un secolo di abbandono dunque, la costruzione ha svolto egregiamente il suo compito e in un’ora ha cucinato nuovamente l’antico pane di villa Serego-Rinaldi. Il forno settecentesco ripristinato dai volontari di «Adige Nostro» potrà venire utilizzato, d’ora in avanti, anche per laboratori didattici ed altre attività dimostrative. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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