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16.04.2018

«Ragazzi, fate come Peppino Non rassegnatevi ai soprusi»

Il collegamento con Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 a Palermo FOTO DIENNE
Il collegamento con Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 a Palermo FOTO DIENNE

«Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano dei valori validi tuttora. Per questo vanno trasmessi a voi giovani. Siate testimoni di quello che è accaduto con le stragi del 1992, ma soprattutto di quanto accadde dopo»: messaggio forte e chiaro, quello che Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso con un’ autobomba il 19 luglio 1992 a Palermo, ha voluto inviare in collegamento dal Centro studi Paolo Borsellino ai ragazzi delle medie dell’ostituto comprensivo Ederle, riuniti al teatro Sociale di Villa Bartolomea per la speciale «Giornata della legalità» promossa dalla scuola con il sostegno dei Comuni di Villa Bartolomea e Castagnaro. «In questi quasi 26 anni è stato fatto tanto», ha sottolineato ancora Borsellino. «Piccoli passi, ma in grado di portarci a risultati. Ora però abbiamo bisogno di generazioni come la vostra che devono impegnarsi perché il cambiamento avvenga davvero». Un invito che i ragazzi delle due medie hanno accolto con un caloroso applauso, dimostrando quindi come anche i giovanissimi, che a quell’epoca non erano nemmeno nati, possano diventare ora paladini della legalità continuando a fare memoria di quanto accaduto. A ribadirlo anche la dirigente scolastica Cristina Ferrazza e i docenti Riccardo Celeghin e Marco Sauro. Quest’ultimo, che grazie alle sue origini siciliane ha portato una testimonianza diretta di quanto vissuto dopo le stragi del ’92, ha poi presentato agli studenti un video messaggio inviato da Salvo Vitale, scrittore e compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale si oppose duramente a Cosa Nostra, a Cinisi, la zona del Palermitano governata dal boss mafioso Gaetano (Tano) Badalamenti. Vitale, che per motivi di salute non ha potuto partecipare all’incontro, si è rivolto direttamente agli studenti raccontando loro non solo chi fosse Impastato, ma per quali ideali di giustizia e legalità avesse lottato. «Peppino», ha esordito Vitale, «è stato un ribelle: contro il padre mafioso, i padrini e i padroni. Quando si vedono ingiustizie, ragazzi, non bisogna chinarsi. Occorre ragionare con la propria testa. Questo naturalmente non significa andare contro le leggi, ma fare in modo che le cose cambino se ci accorgiamo che sono sbagliate». «Una figura esemplare in questo», ha proseguito Vitale, «è stata la mamma di Peppino, donna che dopo l’uccisione del figlio ha tirato fuori le unghie, lottando con una forza incredibile per arrivare ad avere giustizia. Buttò fuori di casa tutti i parenti mafiosi che volevano farle le condoglianze e andò dal magistrato a chiedere che venisse fatta vera luce sulla morte di Peppino». Impastato fu infatti ucciso, dilaniato da una bomba posta sulla ferrovia Palermo-Trapani, nelle campagne di Cinisi, ma la mafia volle far credere che stesse preparando un attentato. «Lo fecero passare per un terrorista», ha commentato ancora Vitale, «forti del fatto che quel 9 maggio 1978 le Brigate Rosse avevano ammazzato Aldo Moro. Nessuno però ci credeva, tanto che a Cinisi, subito dopo la sua morte, Peppino fu addirittura eletto consigliere comunale». Dopo anni di indagini e l’uccisione del giudice Rocco Chinnici, «l’unico che tentò di rimettere le cose sui binari giusti», ha concluso l’ex attivista, «nel 1996 la testimonianza di un pentito della mafia di Cinisi inchiodò finalmente Badalamenti come responsabile della morte di Peppino. Lo aveva ucciso perché non sopportava più che lo prendesse in giro dai microfoni di Radio Aut denunciando le azioni e il sistema della Cupola, ma soprattutto ledendo il suo onore». •

Elisabetta Papa
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