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12.01.2018

Radicchio, la qualità è buona ma le quotazioni non decollano

Radicchio rosso di Verona coltivato nelle campagne di Roveredo
Radicchio rosso di Verona coltivato nelle campagne di Roveredo

È una stagione buona per il radicchio rosso di Verona, anche se la quotazione è un po’ inferiore alle attese. Il prodotto si presenta di ottima qualità e di eccellente sapore per il palato. Si apre oggi, a Roveredo di Guà, la ventiduesima fiera dedicata all’ortaggio invernale che domina le tavole del Colognese. I produttori locali saranno presenti per proporre ai visitatori l’«oro rosso» della Bassa a prezzi promozionali, mentre i cuochi della Pro loco cucineranno piatti in cui il radicchio verrà esaltato. L’annata 2017 è stata condizionata dalla siccità estiva. Il radicchio viene seminato a fine luglio, non appena è terminato lo scavo delle patate. Purtroppo, l’estate è stata molto arida e non tutti gli agricoltori hanno potuto irrigare quanto e come avrebbero voluto. «Dove l’acqua è arrivata, le piantine sono nate e sono cresciute», rimarcano i produttori, «dove invece il getto d’acqua non è giunto a causa del vento o della distanza dagli irrigatori nessun germoglio è spuntato». L’effetto immediato dell’irrigazione è la minor resa per ettaro rispetto allo scorso anno. Mentre nella stagione 2016-’17 si sono avute rese di 180 quintali per ettaro, quest’anno ci si attesta sui 150-160 quintali. Sono circa 80 gli ettari seminati a radicchio nel comprensorio, che comprende anche i Comuni vicentini di Asigliano Veneto e Pojana Maggiore. Ma la siccità ha anche degli aspetti positivi. I coltivatori, infatti, in questa stagione hanno dovuto effettuare pochi trattamenti. Non si sono sviluppate malattie dovute all’umidità né marcescenze delle foglie esterne. Le gelate di dicembre ed inizio gennaio non hanno dato problemi perché le piante erano ormai pronte per la raccolta e riuscivano a sopportare bene le temperature rigide. Per quanto concerne le quotazioni, i prezzi sono stati finora altalenanti. La varietà precocissima di settembre veniva quotata un euro al chilo, un prezzo che ha fatto felici i produttori. Poi, però, nel giro di una decina di giorni, le valutazioni sono scese vertiginosamente, fino ad arrivare a 30 centesimi al chilo, un prezzo in perdita per i produttori. Con il medio e il medio-tardivo la quotazione ha ricominciato lentamente a risalire la china fino ad arrivare al radicchio tardivo di queste settimane quotato tra i 40 e i 45 centesimi, non ancora sufficienti però a garantire un margine di guadagno. «Se un’azienda deve pagare la manodopera e tutte le lavorazioni, questo prezzo non permette agli imprenditori agricoli di guadagnare», commenta il produttore e consigliere comunale di Roveredo Gaetano Crivellaro. «Anche l’Igp non riesce a decollare: gli unici che si arricchiscono con la certificazione sono i commercianti», aggiunge. «Io ho preferito produrre il radicchio di Verona precoce, poi ho seminato le varietà Chioggia e Treviso, conservandone una buona quantità in frigo e vendendola quando il mercato richiede il prodotto a prezzi vantaggiosi», riferisce un altro produttore, Graziano Bellini. «Purtroppo le superfici coltivate a radicchio e a patata si stanno riducendo, a causa della scarsa redditività», si rammarica il delegato di Coldiretti Armando Dolieri. Il vicesindaco di Roveredo Claudio Cioetto, che ieri era presente alla conferenza stampa indetta dal presidente della Provincia Antonio Pastorello, ha ricordato come «la produzione di radicchio sia iniziata un secolo fa per l’intuizione di alcuni agricoltori e abbia consentito di selezionare un ortaggio dal gusto inconfondibile e dalle ottime qualità nutritive». • P.B.

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