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26.08.2018

«Si fa fatica anche solo immaginare ciò che avvenne qui»

La ricostruzione di elementi di aereo utilizzati per le riprese
La ricostruzione di elementi di aereo utilizzati per le riprese

«Dopo la ritirata di Caporetto le linee italiane indietreggiano per oltre 100 chilometri. La Ritirata si ferma sul Piave e il nemico, oltre a un imponente arsenale bellico, si impossessa di tanti aeroporti italiani abbandonati dove gli aerei vengono bruciati e resi inservibili dall'esercito italiano che comunque si riorganizza, anche pensando a una nuova probabile sconfitta e a uno nuovo spostamento della linea del fronte». Comincia così il trailer di Oppeano 1918, il docufilm del regista Mauro Vittorio Quattrina, mentre scorrono immagini del tempo. «Sulle rive dell'Adige e del Mincio il Genio militare costruisce allora una serie di campi di aviazione. A Verona sono già attivi i campi di Tombetta e piazza d'Armi, di dirigibili a Boscomantico e altri campi di emergenza come Belfiore, Peschiera, Sona e Villafranca. Si allestiscono i campi di Calcinaro presso Nogara e Sabbion di Cologna Veneta, insieme a Ganfardine l'attuale Villafranca. A Ca' degli Oppi nei pressi di Oppeano prende vita l'aviosuperficie numero 13. Non sarà operativa per molto poco più di un mese». «In questo periodo», continua il trailer, «i cieli di queste terre dove la malaria miete vittime vedono il passaggio dei grossi trimotori italiani della Caproni. È a Ca' degli Oppi che, tra mille difficoltà la IV e la VI Squadriglia bombardieri Caproni trovano la loro sede. Da qui, questi enormi velivoli prendono il volo per tante missioni nel Trentino e nel Veneto. Il documentario del regista Mario Vittorio quattrina vuole raccontare una storia di piloti, di persone, di territorio e di ambiente, di quei contadini che aiutano a spianare le piste per il decollo, delle donne che trasportano con le carriole i sassi raccolti a terra». «È la storia», prosegue il trailer, di un’aviosuperficie le cui vicende, seppur rimaste nella memoria dei nonni, sono state per molti anni considerate dagli storici quasi una leggenda. Eccola, allora, la verità storica oggi ritrovata. E si scopre, grazie agli studi di Alessio Meuti e e dello scenografo Angiolino Bellè, che quel campo venne visitato anche dal Principe di Galles, il futuro Edoardo VIII, e che qui presero il volo aerei dello stesso tipo che trasportarono il poeta Gabriele D'Annunzio nelle sue missioni. Un insieme poi di documentazioni cartacee e fotografiche inedite, nonché la ricostruzione in scala di 1:1 di apparecchiature d'epoca rendono il documentario di sicura attrattiva per un pubblico amplissimo il documentario proprio per il posto dove si svolge, così inaspettato Anche perché si fa fatica anche solo immaginare quel che accade qui cento anni fa».

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