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19.02.2019

Sale slot rapinate: «Siamo le nuove banche»

Carabinieri davanti alla sala slot «Lucky Games» di Vallese
Carabinieri davanti alla sala slot «Lucky Games» di Vallese

«Vent’anni fa svaligiavano le oreficerie, dieci anni fa l’obiettivo prediletto era le banche, ora tocca alle sale giochi. Ormai siamo in prima linea ma non ne possiamo davvero più di lavorare per pagare rapinatori e ladri, criminali che ci stanno mettendo in ginocchio, vanificando gli ingenti investimenti sostenuti nel corso degli anni per tutelare i clienti e garantire la sicurezza nei nostri locali». È profondamente arrabbiata, e al tempo stesso avvilita per una situazione che sta progressivamente precipitando, Francesca Perlati, titolare con i genitori e la sorella della catena di sale slot «Lucky Games». E non potrebbe essere diversamente di fronte alle due spaccate e alle tre rapine subite dalla sua società solo nella sede di via Spinetti, a Vallese di Oppeano. L’ultima è stata messa a segno domenica, alle 11.40, da un bandito solitario armato di pistola, che ha svuotato la cassa dell’esercizio, situato a ridosso della Transpolesana, tenendo sotto scacco la barista. Per poi dileguarsi indisturbato. «L’unica consolazione a fronte di questi assalti», aggiunge l’imprenditrice, «è che i banditi non hanno fatto del male ai clienti e ai nostri dipendenti, che del resto hanno la disposizione di non opporre resistenza proprio per non mettere a repentaglio la loro incolumità. Ma di questo passo, se non verranno presi provvedimenti, rischiamo di chiudere visto che tutte le misure finora adottate, dalle telecamere agli antifurto passando per i pulsanti anti-rapina, le cassaforti e le vetrate sostituite con blocchi di cementi, non hanno sortito l’effetto sperato». Ed il «Lucky Games», complice la sua posizione che agevola la fuga attraverso la «434», continua ad essere in balìa di malviventi. Un deterrente contro possibili malintenzionati, per la verità, lo suggerisce la stessa Perlati: «Possiamo contare su forze dell’ordine efficienti, che fanno il massimo ma che purtroppo sono sottodimensionate rispetto alle rinnovate esigenze di un territorio vasto». «Quindi», alza il tiro l’imprenditrice, «anzichè impiegarle continuamente per verifiche mirate al rispetto delle ordinanze sugli orari di gioco, per carità legittime, sarebbe opportuno concentrarle sulla perlustrazione e la vigilanza dei nostri Comuni». •

STE.NI.
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