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26.10.2017

Dai cantieri per l’acquedotto
emerge muro del Cinquecento

I resti del muro del 1500 emersi dagli scavi per l’acquedotto DIENNE
I resti del muro del 1500 emersi dagli scavi per l’acquedotto DIENNE

Sorpresa durante i lavori per la posa delle tubature del nuovo acquedotto a Nogara. Nei giorni scorsi, gli operai che stavano scavando all’angolo tra via Sterzi e via Ferrarini, proprio davanti allo storico Palazzo Maggi, attuale sede della biblioteca comunale, si sono imbattuti in una struttura in mattoni che ha fatto subito pensare ai resti di un edificio storico. I sospetti si sono poi concretizzati con l’arrivo degli archeologi della Soprintendenza che hanno confermato che quanto rinvenuto apparteneva ad una struttura del 1500, forse un muro di cinta oppure i resti di un complesso del quale non si conosce l’esistenza.

Il mistero del manufatto, trovato tra l’altro a nemmeno 20 centimetri sotto il sedime stradale, ha attirato la curiosità di molti nogaresi che si sono sbizzarriti sulla natura dei reperti archeologici. Qualcuno ha ipotizzato si possa trattare di fondamenta medievali dell’antico castello di Nogara, che si troverebbe però spostato di circa 400 metri dal luogo del ritrovamento. Altri hanno pensato ad un palazzo andato distrutto. A fornire una lettura plausibile di quanto emerso davanti a Palazzo Maggi ci ha pensato l’ex sindaco Luciano Mirandola, attuale consigliere comunale di minoranza ed appassionato di storia locale. «Secondo una mappa del 1687 in mio possesso», spiega Mirandola, «è possibile che i resti di fondamenta ritrovati siano riconducibili al vecchio portale di ingresso di Palazzo Maggi Rizzoni. Quindi si tratta di un’importante testimonianza storica che andrebbe tutelata». Costruito nel 1480, Palazzo Maggi è tra i più antichi edifici di Nogara e al suo interno ha numerosi affreschi ben conservati. L’edificio è stato oggetto di un consistente restauro nei primi anni Ottanta ed è stato riportato all’antico splendore assieme alla vicina chiesetta. La scoperta di quello che poteva essere il portale di ingresso dell’antica dimora fa pensare che un tempo l’edificio fosse circondato da una possente recinzione. «Speriamo che questo ritrovamento non ostacoli la posa delle tubature dell’acquedotto», osserva il sindaco Flavio Pasini, «gli archeologi stabiliranno cosa fare e nel frattempo lo scavo resterà aperto per consentire tutti gli studi necessari».

Riccardo Mirandola
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