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20.02.2016

Madre e figlia
uccise
e gettate in Adige

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Proseguono le ricerche dei corpi di Mirela Balan e della figlia Larisa Elena, uccise e fatte a pezzi da Andrei, figlio e fratello delle vittime. I carabinieri sommozzatori sono al lavoro da stamattina nell'Adige, all'altezza del ponte di Albaredo. Sul posto anche i vigili del fuoco e  quelli del nucleo speleo-alpino-fluviale.

LA CONFESSIONE. È crollato. Messo alle strette dai carabinieri e dal magistrato, lui, Andrei, il figlio di Mirela Balan ha ammesso il duplice omicidio. È durato fino a notte fonda il suo interrogatorio. E la realtà ha superato ogni più orrida supposizione. L’uomo dopo aver ucciso la madre avrebbe colpito la sorellina che aveva visto la scena. E poi, il racconto sfocia nell’orrore, i corpi sarebbero stati fatti a pezzi, quindi messi in alcuni sacchetti di plastica e gettati in Adige.

VIVA FINO A SABATO. Fino a sabato alle 17,31 Mirela era viva. Ed era intenta a postare frasi su Facebook. Niente di allegro, semmai di sconforto, quasi di preveggenza: «Quelli che dovrebbero starti vicino sono quelli che ti feriscono di più», la sua ultima frase.

Non aveva intenzione alcuna di sparire. Lei che era vicina al compleanno (martedì prossimo lo avrebbe festeggiato) e che aveva un lavoro fisso come badante, perché avrebbe dovuto sparire? E perché sparire portando con sé la figlioletta di 12 anni? Senza lasciare un biglietto, senza portarsi via abbigliamento, prelevare contanti, salutare l’anziano che accudiva e al quale era affezionata. Anche ieri non hanno dato esito alcuno le ricerche che si sono trasformate da ricerche di persone, a quelle di corpi e poi di resti. Andrei è stato portato in riva all’Adige, là dove dovrebbe aver gettato quei corpi senza vita in acqua. Ha dato qualche indicazione. Confuso, stranito.

LE RICERCHE DEI RESTI. Si sono concentrati di nuovo in Adige carabinieri, sommozzatori. Ma fino a tarda sera non c’è stato modo di trovare alcunché. Oggi torneranno in acqua i vigili del fuoco assieme ai carabinieri sommozzatori di Genova, quelle dei Nuclei subacquei, ne arrivano cinque.

Mirela Balan era una donna forte, capace di affrontare le difficoltà della vita, divorziata, tre figli. La più piccola Larisa Elena, che era sempre con lei.

Quella che ha appena compiuto 22 anni, Oana, che abita sempre ad Albaredo e che ha dato l’allarme. E poi lui, il figlio maschio, Andrei, quello che da poco Mirela aveva allontanato da casa, lavori saltuari, per un periodo a casa della madre aveva portato anche la fidanzata. Sparito, a sua volta. Tornato in Romania giusto in coincidenza della sparizione della madre.

LA CONFESSIONE. Ieri, al rientro in Italia è stato ascoltato a lungo in caserma, assistito dal suo avvocato. Era stato lui a vedere vive l’ultima volta la madre e la sorellina e alla fine ha ammesso. «Mi voleva mandare via di casa, abbiamo litigato».

Ieri i carabinieri della Sezione investigativo scientifica hanno passato gran parte della giornata nell’abitazione della donna scomparsa. Finestre chiuse, a far ipotizzare che la casa e il garage (che non è attaccato alla casa e inizialmente non si sapeva fosse di pertinenza dell’abitazione) siano stati passati al setaccio con il Luminol, la sostanza in grado di evidenziare tracce di sangue. Mirela è stata aggredita in casa, la figlia piccola ha assistito a quell’aggressione e ciò è bastato perché gli omicidi diventassero due, poi quei corpi sono stati portati all’Adige e scaraventati dentro. Se, come pare, i cani molecolari rilevano tracce delle due donne fino a quel punto.

L’ORRORE. E Andrei lo ha ammesso, così come ha detto di aver usato uno dei coltelli di casa per fare scempio dei corpi, in casa. Poi ha ripulito alla bell’e meglio, ha insaccato i resti e li ha portati in auto in riva all’Adige. E li ha gettati in acqua confidando che la corrente se li portasse via, come è stato.

Non ha messo in conto che i carabinieri non avevano creduto alla sua versione iniziale di quel suo viaggio improvviso e immotivato in Romania. Durante l’interrogatorio s’è contraddetto svariate volte. Eppure alla fine era lucido, così come lucidamente ha tentato di depistare, di costruirsi un alibi. Perché a ogni domanda degli inquirenti era costretto a rivivere quelle scene.

Costretto a rivedere quei corpi straziati. E alla fine ha ammesso di essere lui l’omicida della mamma e della sorellina. E da stanotte è in stato di fermo, per l’omicidio della mamma e della sorellina, il depezzamento e l’occultamento di cadavere.

Oggi ricominceranno le ricerche di quei sacchi che contengono i resti delle povere donne. Insieme, come erano sempre, ancora una volta, ma per un destino atroce.

Alessandra Vaccari
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