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20.02.2018

«Vogliamo l’acqua calda e mangiare bene»

Profughi davanti alla villa
Profughi davanti alla villa

«Si mangia male, abbiamo freddo e manca sempre l’acqua calda». E così, l’altra sera, i 58 profughi africani che dal 2016 sono alloggiati in una villa di San Vito di Legnago, trasformata in Centro di accoglienza straordinaria (Cas), hanno inscenato uno sciopero-lampo della fame. Arrivando persino a «sequestrare» le pentole usate dai cuochi dell’associazione «Xenia ospitalità» di Tavernelle Val di Pesa (Firenze), che gestisce la struttura, per preparare i pasti ai rifugiati. Oltre a reclamare ad alta voce il rilascio di carta d’identità e codice fiscale. Una protesta pacifica, rimasta confinata all’interno del più affollato dei quattro Cas presenti in città senza disordini di sorta. Ma che, a scopo preventivo, ha consigliato ugualmente agli operatori di allertare il 112. Sul posto sono giunte così tre pattuglie di carabinieri della Compagnia di Legnago, che hanno provveduto ad ascoltare e a tranquillizzare i manifestanti. Per poi convincerli a restituire le pentole nascoste nella villa. Un intervento provvidenziale, ripetutosi anche ieri mattina, che ha impedito che il sit-in degenerasse com’era accaduto ai primi di febbraio a Roncolevà. Erano le 22 quando gli uomini del capitano Lucio De Angelis si sono precipitati nel Cas di via Padana inferiore est dove lo scorso 9 febbraio erano stati consegnati gli attestati di merito ai 15 profughi impiegati dal Comune in lavori socialmente utili. I rifugiati hanno spiegato subito le ragioni del loro malcontento: «L’acqua calda finisce subito, dopo le prime docce, il riscaldamento funziona a singhiozzo e la cucina è pessima, non possiamo andare avanti così». Rimostranze che trovano d’accordo, seppur parzialmente e solo su un punto, quello dell’acqua calda, il presidente di «Xenia Ospitalità». «Il riscaldamento», sottolinea, «funziona regolarmente con temperature variabili come avviene in tutte le case, tanto che gli ospiti sono quasi sempre in maglietta e ciabatte infradito. Del resto sarebbe impensabile, e uno spreco inutile, accenderlo al massimo 24 ore su 24». «Riguardo l’acqua», prosegue Andreini, «è normale che se tutti pretendono di lavarsi pressoché in contemporanea via via si raffredda. Tanto più in uno stabile provvisto di un impianto datato. Comunque la situazione è monitorata da tempo da un idraulico di nostra fiducia e abbiamo già chiesto dei preventivi per sostituirlo». Sul vitto, il presidente è invece perentorio e ritiene le critiche pretestuose, quasi un capriccio: «I prodotti sono di qualità eccellente, controllati direttamente da Xenia, le pietanze sono varie e adeguate alle esigenze e ai gusti avanzati dai rifugiati nel corso delle assemblee che teniamo periodicamente». «A lamentarsi», osserva Andreini, «sono soprattutto i maliani che pretenderebbero di mangiare sempre le stesse cose e che fin dall’inizio non hanno smesso di protestare. Al punto che per assecondarli abbiamo istituito gruppi di volontari che possono cucinare i loro piatti tipici. Da qui a minacciare di non mangiare più suona come un insulto a chi muore di fame». •

Stefano Nicoli
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