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28.10.2018

Tagliato il pioppo monumento di Vigo

Il grande pioppo cipressino della Marchesa com’era Il moncone dell’albero come si presentava alcuni giorni fa
Il grande pioppo cipressino della Marchesa com’era Il moncone dell’albero come si presentava alcuni giorni fa

Fabio Tomelleri Per gli abitanti di Vigo di Legnago era un simbolo, legato soprattutto alle scampagnate o alle passeggiate all’aperto. Secondo il Comune di Legnago e la Regione, addirittura, era diventato un «monumento botanico», così lo definiva persino la burocrazia. LA SPARIZIONE DEL PIOPPO. Da qualche giorno, tuttavia, il grande pioppo cipressino (una variante italica del «populus nigra», ndr) che sorgeva in contrada Marchesa, alla periferia della frazione, non esiste più. Alcuni giorni fa alcuni operai, interpellati probabilmente da privati, muniti di attrezzi per il taglio, trattori e rimorchi, hanno ridotto in blocchi il colosso arboreo, che superava i trenta metri di altezza, e pezzo dopo pezzo, se lo sono portati via. Lasciando, all’incrocio tra via Belfiore e via Venturini, soltanto un triste moncone, tra lo sconcerto e la rabbia degli ambientalisti e dei residenti del paese, abituati da decenni alla vista dell’albero e della sua folta chioma. È ancora un mistero sulle ragioni che hanno condotto all’abbattimento dello spettacolare albero: forse era ammalato, ma nessuno lo sapeva. L’albero, secondo gli esperti, aveva 90 anni e costituiva, dall’alto dei suoi anni e con le sue ricche fronde, elemento caratteristico del paesaggio. MONUMENTO BOTANICO. Il Comune, infatti, recependo le disposizioni regionali in materia di patrimonio arboreo, aveva classificato il «pioppo della Marchesa» tra i «monumenti botanici», inserendolo nel Piano degli interventi, adottato nei mesi scorsi dal Consiglio comunale. Infatti, l’articolo 92 delle norme tecniche operative del programma urbanistico, che sostituisce il vecchio «Piano regolatore generale», è dedicato proprio al pioppo di Vigo. «Il grande albero», scrivono i tecnici nel regolamento, «si configura come monumento botanico ai sensi del Piano di assetto del territorio (Pat): è vietato il suo danneggiamento o abbattimento». Quindi i funzionari aggiungono: «Qualora l'abbattimento si rendesse necessario per ragioni fitosanitarie o di sicurezza, la richiesta deve essere trasmessa agli uffici comunali competenti a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno, corredata da idonea documentazione fotografica. La rimozione si ritiene autorizzata se il Comune non esprime parere contrario entro 20 giorni dal ricevimento della richiesta». Sempre il Piano degli interventi stabilisce che «le piante abbattute dovranno essere sostituite entro un anno dalla data di autorizzazione». PARTONO VERIFICHE. Il Comune, alla luce di quanto accaduto, verificherà la regolarità dell’operazione compiuta sulla pianta, che è su un terreno privato. «Dobbiamo capire», evidenzia il sindaco Clara Scapin, «se il pioppo aveva problemi che avrebbero potuto compromettere la sicurezza di chi transita sulla strada. Anche perché un pioppo cipressino di solito non ha una vita molto lunga». Il primo cittadino non vuole usare il pugno di ferro contro chi ha tagliato il «monumento botanico». «Verificherò», prosegue quindi Scapin, «se coloro che hanno tagliato la pianta erano a conoscenza del vincolo paesaggistico esistente e se hanno intenzione di piantare un nuovo albero». L’AFFETTO PER L’ALBERO. Resta, da parte di ambientalisti e abitanti del posto, il rammarico per aver perso l’ennesimo elemento caratteristico della frazione. «Alto più di trenta metri», sottolinea Fabio Tagetti, ambientalista di Vigo che da pochi mesi ha ceduto la presidenza della sezione cittadina di Legambiente al fratello Mariano, «il pioppo della Marchesa era visibile da distante ed era un punto di riferimento, anche affettivo, per i residenti del paese e non solo». L’ecologista rimarca: «Non sappiamo se l’albero fosse malato: da alcune foto che ho scattato emerge che c’erano tracce di funghi all’interno, ma l’eventuale patologia vegetale non era stata accertata. Secondo noi, spesso, c’è una certa superficialità nel decidere di sopprimere un albero. Com’è accaduto recentemente di fronte all'Itis a Porto e per l’altra enorme pianta del parcheggio ex Italgas in centro città». Pianta che è rimasta a seccare al centro dello spiazzo, aumentando se possibile il senso di tristezza per la vegetazione che viene soppressa. •

Fabio Tomelleri
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