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03.01.2018

Rita Mattioli, l’artista che ha ritratto la città

Rita Mattioli con una macchina fotografica d’epoca nel negozio gestito sino allo scorso 30 dicembre   dal nipote Luca Modenini DIENNEFOTO
Rita Mattioli con una macchina fotografica d’epoca nel negozio gestito sino allo scorso 30 dicembre dal nipote Luca Modenini DIENNEFOTO

Fabio Tomelleri Dalle sorelle Maria e Gemma Fioroni, fondatrici dell'omonimo museo di Legnago, ai primari dell'ospedale «Mater salutis». Non c'è stato personaggio illustre della città del Salieri che, negli ultimi 70 anni, non sia stato almeno una volta fotografato da Rita Mattioli, ora 80enne. Lo studio «Foto Mattioli» di via Roma, gestito negli ultimi 30 anni dal nipote Luca Modenini, ha chiuso i battenti sabato 30 dicembre, dopo 72 anni di attività ininterrotta. Fino all'ultimo giorno, la signora Rita, ultima vivente di otto fratelli, ha continuato a dare una mano al nipote nel laboratorio fotografico. «In famiglia», racconta Mattioli, che è originaria di Roverchiaretta, «i miei due fratelli Bruno e Rino avevano entrambi la passione per la fotografia. Il primo, in particolare, aveva uno studio a Jesolo (Venezia). Per quel che mi riguarda, i primi anni di esperienza, prima di avviare un negozio in centro a Roverchiara assieme ai miei due fratelli, li ho trascorsi nello studio fotografico "dalla Marta" a San Pietro di Legnago». Nel 1955, quindi, Rita ed il fratello Rino si spostarono a Legnago, dove rilevarono lo studio Sibilato di via Fiume. L'anziana fotografa custodisce come una reliquia la macchina fotografica realizzata dalla ditta Piseroni e Mondini di Milano negli anni '40, che le fu ceduta, assieme alla licenza, proprio da Sibilato. «Inizialmente», prosegue la signora Rita, «non c'erano le pellicole da sviluppare, ma si utilizzavano lastre in vetro, fragilissime e per questo complicate da maneggiare. Successivamente furono sostituite da quelle in plastica. Le immagini erano rigorosamente in bianco e nero. Solo a partire dagli anni '60, con l'avvento delle moderne pellicole, siamo passati alle foto a colori». Nel 1964, i Mattioli si trasferirono in via Roma. «Quella delle fotografie», evidenzia l'80enne, «era e rimane un'arte. Per questo a noi si rivolgevano parecchie personalità. Abbiamo servito le sorelle Maria e Gemma Fioroni, di cui dovrebbe rimanere qualche nostro scatto all'interno del museo creato nel dopoguerra. Così come erano diversi i professori dell'ospedale cittadino, a cominciare dall'ex primario Luciano Battistoni (diresse il reparto di Medicina dal 1949 al 1977, ndr), che erano nostri clienti». La signora Rita ha continuato a seguire l'attività anche quando il nipote Luca, figlio di sua sorella Carmela, 30 anni fa è subentrato nella gestione del negozio. «Dall'uso della matita per ritoccare le foto», continua Mattioli, «sono passata all'uso del computer, restituendo all'antico splendore immagini d'epoca deteriorate». Quindi sottolinea: «È triste dover chiudere. Tuttavia, di pari passo con il calo dei matrimoni in chiesa, anche le richieste di servizi per le cerimonie è calata drasticamente. Ora, con i cellulari ed il proliferare dei selfie, le belle foto di un tempo sono rimaste solo un ricordo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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