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10.01.2019

Riello premia 240 dipendenti
con mille euro ciascuno

Pierantonio Riello, fondatore e presidente di Riello Elettronica
Pierantonio Riello, fondatore e presidente di Riello Elettronica

Mille euro in più in busta paga. È una strenna del tutto inaspettata, che diventa eccezionale soprattutto in un periodo di crisi per aziende e famiglie, quella che hanno trovato nella calza della Befana i 240 dipendenti della «Riello Elettronica» di Legnago. Un premio, aggiunto alla retribuzione di dicembre, voluto da Pierantonio Riello, fondatore e presidente di quella che nel corso del tempo è diventata una delle aziende leader a livello mondiale nel settore dei gruppi statici di continuità (Ups), per condividere un grande traguardo personale ed imprenditoriale. Ossia la recente nomina a Cavaliere del lavoro, che il 59enne erede della dinastia industriale legnaghese ha ricevuto lo scorso novembre al Quirinale dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Un’onorificenza conquistata sul campo di cui era già stato insignito nel 1983 suo padre Pilade e che l’industriale, per una sorta di proprietà transitiva in cui il business si coniuga ai sentimenti e alla riconoscenza, ha ritenuto opportuno appuntare sul petto di ciascuno dei suoi addetti. Operai, impiegati e dirigenti che hanno consentito all’azienda, sorta nel 1986 nella zona produttiva di San Pietro, di trasformarsi nell’arco di trent’anni in una holding company operante anche nei settori dell’automazione e della sicurezza domestica ed industriale. Arrivando ad impiegare oltre mille persone con un fatturato consolidato tendente quest’anno ai 300 milioni di euro. Risultati brillanti, premiati per l’appunto dal presidente della Repubblica, che Riello ha voluto ora riconoscere in maniera tangibile a chi, nei rispettivi ruoli, ha contribuito a raggiungerli. Un «bonus» straordinario ai lavoratori, insomma, a dimostrazione che il successo di un’impresa è merito di tutti, dall’usciere al braccio destro del capo. E così ieri è arrivata una gratifica complessiva di 240mila euro, che si traduce in una ricchezza per un territorio dove la famiglia Riello - sin dagli albori del Novecento, quando il capostipite Ettore iniziò a produrre bruciatori a Porto di Legnago con i figli Pilade, Giuseppe e Raffaello - ha garantito, nei suoi diversi rami, occupazione e benessere. «Mi piace considerare i nostri dipendenti come collaboratori, risorse che con il loro impegno permettono all’azienda di crescere e svilupparsi», afferma l’imprenditore, primogenito di Pilade jr, al timone di «Riello Industries», la stuttura operativa della family company fondata dalla terza generazione dei fratelli Riello (oltre a Pierantonio, Andrea, Giuseppe, presidente della Camera di commercio scaligera, e Nicola ndr). «Se viene chiesto ai lavoratori di impegnarsi per raggiungere determinati obiettivi, ritengo giusto premiare adeguatamente i loro sforzi», aggiunge l’indistriale, sposato e padre di due figlie. La sua è un’iniziativa che infonde fiducia e rappresenta un segnale di positività, tanto più nel mezzo di una congiuntura economica difficile in cui si sente sempre più parlare di riduzioni salariali, mobilità, flessibilità e cassa integrazione. Ma anche di delocalizzazioni, licenziamenti ed imprese costrette a chiudere. Ecco perché i mille euro sono stati ancora più graditi dai 240 destinatari. Oltre che dalle rappresentanze sindacali (Rsu), che in una nota hanno ringraziato «il neo cavaliere del lavoro del gradito gesto in nome e per conto delle lavoratrici e dei lavoratori della società». Tuttavia Pierantonio Riello non è nuovo a simili slanci di generosità ed altruismo. Tanto che lo scorso novembre, nell’ambito dell’ottavo Festival della Dottrina sociale della Chiesa, ha ottenuto il premio «Imprenditori per il bene comune». La motivazione riconosceva all’industriale non solo un’attività improntata «sulla sana e prudente gestione, sul rispetto per l’ambiente e sull’attenzione per il territorio». Ma anche «sulla valorizzazione dei collaboratori che non ha mai considerato semplici dipendenti». Ed ora, con il premio nell’ultima basta paga, non si è smentito.

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Stefano Nicoli
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