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19.02.2018

Registri comunali, il nodo da sciogliere

L’assessore Luca Coletto
L’assessore Luca Coletto

La legge parla chiaro, le disposizioni anticipate di trattamento possono anche essere consegnate alle strutture sanitarie territoriali. A patto che la Regione abbia adottato modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico. Come in Veneto, dove però la consegna delle Dat in ospedale o nei distretti della Ulss 9 Scaligera non è ancora contemplata. Per ufficializzare il recepimento delle disposizioni e il loro inserimento nella banca dati, serve il via libera della Regione all’attivazione del registro apposito e di uno sportello di raccolta. Autorizzazione che ancora non si sa quando arriverà. «Non perché ci sia contrarietà alla norma, anzi» spiega l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto. «Ma la legge è in vigore da pochissimo e non abbiamo ancora avuto il tempo di recepirla ufficialmente. Serve un provvedimento di Giunta e poi, una volta approvata la delibera, si procederà con l’attivazione del registro. «In Veneto non dovrebbe essere difficile perché procede a grandi passi il fascicolo sanitario elettronico dove poi le Dat verranno inserite. Siamo agevolati. Ma bisognerà anche studiare l’organizzazione migliore». Uno dei punti più delicati è quello dei registri: «Forse è più comodo che i registri e gli sportelli di consegna delle Dat vengano attivati nei distretti, dove la gente si reca per diversi motivi, anziché negli ospedali». Ci sono poi i Comuni che dovrebbero attivarsi. Come abbiamo sottolineato su queste pagine nei giorni successivi all’entrata in vigore della norma, secondo il testo di legge, le Dat possono «essere redatte» non solo «per atto pubblico o scrittura privata autenticata» ma anche «per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza». Quindi o si va da un notaio o le Dat vanno registrate all’ufficio di Stato civile dell’Anagrafe, che in città si trova in via Adigetto. Tuttavia i Comuni non hanno l’obbligo di istituire e predisporre il registro e Verona, per esempio, non l’ha ancora reso disponibile. In Italia lo hanno già introdotto solo 253 Comuni su oltre 8mila e per buona parte si tratta di quelli che si erano già mossi prima della riforma. Deve però essere creato uno sportello per la raccolta delle Dat, all’interno degli uffici dello Stato civile, con tanto di ricevuta dell’avvenuto deposito. La proposta andrà in Giunta a Verona e dovrebbe essere approvata entro il mese. Il registro vero e proprio invece potrebbe essere aperto dall’ospedale o dall’Ulss. E nel frattempo? Ci si deve affidare a un notaio o a un pubblico ufficiale. Infatti le Dat scritte di pugno e firmate dall’interessato sono sì vincolanti per i medici, a patto però che vengano registrate in Comune dove a validarle è un funzionario pubblico designato. Sul sito dell’Associazione «Luca Coscioni» sono riportati gli enti locali che hanno già attivato il registro. Nel Consiglio comunale di Verona a febbraio di un anno fa il tosiano Giorgio Pasetto (oggi alla guida del movimento radicale Area Liberal) portò in sala Gozzi una mozione che i consiglieri comunali respinsero. •

L.Per.
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