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11.01.2019

Razzie e furti con destrezza, banda in carcere

I carabinieri della Compagnia di Legnago illustrano l’«Operazione ladroni»
I carabinieri della Compagnia di Legnago illustrano l’«Operazione ladroni»

Una ventina di colpi, tra razzie nelle abitazioni e furti con la tecnica dell’abbraccio, messi a segno nelle province di Verona e Padova a cavallo tra il 2015 e il 2017. Una sequenza da brividi, di cui hanno fatto le spese soprattutto persone anziane, derubate, in strada così come tra le mura domestiche, di gioielli, orologi ed altri oggetti preziosi rivenduti poi nei «Compro oro» dove sono stati recuperati in parte dai carabinieri. Fino alla svolta che, al termine di una complessa indagine coordinata dal capitano della Compagnia di Legnago, Lucio De Angelis, ha permesso ai carabinieri della stazione di Minerbe di incastrare non solo la banda composta da tre uomini e una donna, nel frattempo deceduta, tutti residenti nelle case popolari di Legnago. Ma anche di restituire una serenità perduta a molte delle vittime, che potranno ritornare così in possesso di monili che, al di là del valore venale, hanno soprattutto un profondo significato affettivo. ORDINANZA. L’altro giorno, gli uomini del maresciallo Simone Bazzani hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip del tribunale di Verona, Livia Magri, a carico di Giancarlo Catter, 33 anni, suo padre Giuseppe Bellinati di 57, e Luca Bonora, di 36 anni. La posizione di Candy Suffer, convivente di Catter morta lo scorso luglio a 37 anni nella casa circondariale di Montorio, è stata invece archiviata. Il terzetto è accusato di associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione, furti con destrezza, ricettazione e uso illecito di carte di credito. Mentre Bellinati è stato prelevato dai militari nel suo appartamento di Casette, la misura cautelare è stata notificata a Catter e Bonora in carcere dove stanno già scontando una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per il furto realizzato il 29 dicembre del 2017 in una villetta di via Interna, a San Pietro di Legnago. Una razzia ai danni di una sessantenne, privata di una ventina di gioielli per un valore di 8mila euro, che diede la stura all’«Operazione ladroni» come è stata ribattezzata dagli inquirenti. LE INDAGINI. L’attività investigativa, che ha portato i carabinieri a sequestrare oltre un centinaio tra collier, orecchini, bracciali, anelli ed altri effetti personali di valore, partì proprio dal colpo compiuto dalla banda quel venerdì mattina alla periferia di Legnago. Sempre con un sistema ormai collaudato: mentre due di loro svaligiavano l’abitazione di turno, dopo aver forzato gli infissi oppure distraendo con una scusa il proprietario, il terzo complice li attendeva su una Renault Clio con il motore acceso. Un’auto intestata ad un legnaghese passato a miglior vita, notata a più riprese nei paraggi di case ripulite di soldi e oro. E fu proprio pedinando l’utilitaria in questione, che quel giorno i carabinieri di Minerbe riuscirono a bloccare in un’area di servizio di San Bellino (Rovigo), dopo un inseguimento a 170 all’ora sulla Transpolesana, i tre ladri seriali reduci dal furto a San Pietro. A bordo dell’auto c’erano Bonora, Catter e Suffer oltre alla refurtiva sottratta nella villetta e diversi arnesi da scasso. La successiva perquisizione nell’appartamento della coppia permise ai militari di imbattersi in Bellinati, che stava maneggiando sul tavolo della cucina un’ottantina di oggetti di valore di provenienza illecita. Altri 20 monili erano nascosti invece in camera da letto con una ricevuta appena rilasciata da un «Compro oro». Scattarono così gli arresti a carico del trio, per furto aggravato in concorso. Bellinati, invece, fu denunciato a piede libero per ricettazione. GLI ULTIMI SVILUPPI. Mentre in caserma a Minerbe iniziava la processione dei derubati alla ricerca in molti casi di cari ricordi - è il caso di un ex ferroviere di San Zenone di Minerbe che ha riconosciuto l’orologio Perseo da taschino ricevuto per i 25 anni di servizio e di una signora di Pellegrina che ha ritrovato il collier lasciatole in eredità dalla mamma - le indagini, gestite dal sostituto procuratore Giovanni Pietro Pascucci, sono proseguite con nuovi sviluppi. Setacciando i «Compro oro» delle province di Verona, Padova e Mantova, i carabinieri hanno recuperato infatti altri preziosi rubati dalla banda. Non solo svaligiando le case, ma anche tramite furti con destrezza eseguiti avvicinando per strada gli anziani con la scusa di chiedere informazioni o di abbracciarli spacciandosi per parenti o amici. A completare il puzzle investigativo, che ha portato a contestare alla banda una ventina di episodi criminali, hanno contribuito poi i riconoscimenti fotografici delle vittime oltre ai rilievi tecnici e ad altri indizi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Nicoli
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