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18.01.2019

Profughi, riapre il centro di San Vito

Villa Verdiana, a San Vito, è tornata ad ospitare i profughi dopo cinque mesi di chiusura
Villa Verdiana, a San Vito, è tornata ad ospitare i profughi dopo cinque mesi di chiusura

Il centro di accoglienza per i profughi, a San Vito di Legnago, ha riaperto i battenti, ma con meno ospiti. E l'ostello «Adige», nella frazione di San Pietro, ha smesso invece di accogliere richiedenti asilo. Con l'inizio del nuovo anno si è registrato un drastico calo del numero di stranieri, scesi complessivamente da 75 a 55, ospitati nei vari Centri di accoglienza straordinaria (Cas) cittadini. Le stesse strutture che li accolgono, gestite da associazioni e cooperative convenzionate con la Prefettura, si sono ridotte da cinque a tre. Nei giorni scorsi, il Cas allestito nell'ottobre 2016 a villa Verdiana, in via Padana Inferiore Est a San Vito, è stato riattivato dopo lo stop forzato di oltre cinque mesi imposto lo scorso luglio dalla Prefettura. La quale, infatti, aveva prescritto la chiusura temporanea del complesso gestito dall'associazione «Xenia Ospitalità» di Grosseto, dopo che un'ispezione ministeriale aveva rilevato carenze negli impianti igienico-sanitari a servizio dei 55 immigrati della struttura. I profughi erano quindi stati redistribuiti in altri Cas del territorio, allo scopo di consentire al sodalizio presieduto da Mauro Andreini di svolgere tutti i lavori necessari per eliminare le problematiche contestate. L'associazione, dopo aver concluso le manutenzioni già a fine estate, ha dovuto quindi attendere le nuove verifiche da parte dei funzionari prefettizi, che nei giorni scorsi hanno dato il via libera alla riapertura di villa Verdiana. La palazzina, tuttavia, sarà meno affollata rispetto al passato. Difatti, i richiedenti asilo raccolti al suo interno ora sono 31 e il loro numero, secondo le indicazioni prefettizie, non potrà superare essere superiore a 40. Il sindaco Clara Scapin, che ha già effettuato una visita alla struttura riaperta, evidenzia: «Nella villa sono stati risistemati diversi immigrati che vi erano alloggiati prima della chiusura, per permettere a diversi di loro di tornare a lavorare nei prossimi mesi come stagionali in aziende agricole della zona. Vi è pure un gruppo di sei pakistani, tranquilli e laboriosi». Riguardo le attività del Cas, Scapin assicura: «I progetti di integrazione proseguiranno, visto che il contratto tra associazione e Prefettura scadrà ad aprile». Sulla riduzione dei profughi in città, il primo cittadino rimarca: «La presenza di gruppi non troppo numerosi facilita una migliore gestione». E aggiunge: «Il numero di stranieri nei Cas cittadini, non tornerà ai livelli degli anni scorsi. Anche perché il nuovo Decreto sicurezza ha eliminato i parametri in base ai quali la nostra città doveva accogliere fino a 75 persone». Ai 31 rifugiati di villa Verdiana, dunque, si aggiungono i 16 del Cas aperto a novembre in via Valbona, alla periferia di San Vito, gestito dalla cooperativa «Albanova» di Nogara. Ci sono, poi, gli otto richiedenti asilo del Cas della cooperativa «San Francesco», in via Mosche a Canove, che includono anche i quattro stranieri prima ospitati in alcuni appartamenti della parrocchia del Duomo. Invece, lo scorso 31 dicembre le ultime rifugiate africane hanno lasciato l'ostello comunale «Adige» di via Batorcolo, a San Pietro. Scaduta la convenzione siglata dalla Prefettura, la cooperativa sociale «Aretè», che gestisce lo stabile, ha deciso di sviluppare altri progetti sociali. Il sindaco puntualizza: «Il fatto che le otto le ragazze accolte in questi tre anni abbiano ottenuto tutte lo status di rifugiate è la conferma delle gravi violazioni a cui erano sottoposte nei Paesi d'origine». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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