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16.10.2018

Parco dei tre fiumi tra il Canalbianco l’Adige e il Bussè

Un tratto di Adige che farà parte del «Parco dei tre fiumi»
Un tratto di Adige che farà parte del «Parco dei tre fiumi»

Riqualificazione degli argini, creazione di pontili per canoe e piccole imbarcazioni turistiche, ma anche tutela dei prodotti agricoli locali, fino ad arrivare all'adozione di un vero e proprio marchio del «Parco dei tre fiumi». A Legnago, la Giunta del sindaco Clara Scapin, ha approvato il progetto preliminare per la creazione della grande area naturalistica che, una volta ratificata dalla Regione, si estenderà sul territorio cittadino per 7,6 chilometri quadrati. Mettendo così in connessione i «polmoni verdi» esistenti attorno ai fiumi Adige, Bussè e Canalbianco. L'esecutivo, nei mesi scorsi, ha incaricato l'architetto Anna Braioni di Verona di delimitare il perimetro e dare un contenuto alla nuova zona di tutela ecologica. La professionista, dietro un compenso di 6.300 euro, ha quindi elaborato il documento preliminare che servirà alle autorità regionali per valutare i principali obiettivi e le attività che si svolgeranno nel nuovo parco. La professionista si è mossa in base alle direttive approvate dalla Giunta nel settembre del 2017. In particolare, sindaco ed assessori avevano chiesto uno studio sullo stato dei corsi d'acqua del territorio, oltre che sul sistema economico ed agro-ambientale per rendere più efficaci e diffuse le buone pratiche di coltivazione. Nell'ambito del progetto ambientale, la professionista è stata pure incaricata di individuare i fondi europei che potranno finanziare i singoli interventi, sia pubblici che privati, del parco. Nella relazione che accompagna il progetto, l'architetto Braioni ha specificato che il «Parco dei tre fiumi», a partire da nord, comprenderà un tratto dell'Adige, includendo, sulla riva sinistra, l'abitato di Porto ed il tratto di campagna coltivata adiacente al quartiere, mentre sulla sponda destra sarà inclusa nel «polmone verde» una ristretta fascia agricola. Nel progetto rientrerà il Bussè, lungo il cui corso si trovano aree archeologiche ricche di reperti. La zona naturalistica abbraccerà pure le Valli Grandi Veronesi con il bosco del Tartaro e le sue zone naturalistiche caratterizzate da vegetazione spontanea e fauna. Il parco, inoltre, è stata pensato per poter essere esteso anche ai Comuni limitrofi. L'architetto veronese ha delineato le proposte operative che potranno concretizzarsi man mano che saranno disponibili i finanziamenti. Tra le iniziative previste ci sarà la «rinaturalizzazione» delle rive dei fiumi principali con la riduzione del rischio di esondazioni. Nei bacini dei tre fiumi saranno quindi realizzati attracchi per favorire l'approdo di barche da diporto di piccole dimensioni o canoe. Verrà di conseguenza incentivata la progettazione di piccole imbarcazioni, diversificandole per l'Adige, il Bussè e il Canalbianco. Tra gli altri obiettivi del futuro parco ci sarà il mantenimento delle colture tradizionali locali, riconoscibili attraverso la creazione di un apposito «marchio del parco». Tra le proposte c'è quella di produrre e commercializzare varietà di riso di qualità, ristrutturando e riattivando le antiche pile ancora presenti sul territorio, come quella di corte «La Rosta» a sud della città. Il progetto «prevede anche la realizzazione di un osservatorio astronomico. «Con questo atto», evidenzia Donatella Ramorino, assessore allo Sviluppo sostenibile del territorio, «diamo il via all'iter per l'elaborazione di uno studio ambientale puntuale sul futuro parco, che verrà redatto nel corso del 2019 ed inviato alla Regione per il riconoscimento ufficiale. Questo progetto ci interessa per il valore di tutela ambientale che riveste, per gli scopi culturali annessi alla futura area verde e per la possibilità di sviluppare sul territorio il turismo lento, basato soprattutto su escursioni a piedi o in sella alla bicicletta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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