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05.09.2018

Nuovo centro islamico a Vigo Il rione insorge

Mussulmani in preghiera alle scuole elementari di Porto
Mussulmani in preghiera alle scuole elementari di Porto

In municipio a Legnago arriva la richiesta per aprire un nuovo centro islamico. E tra i cittadini di Vigo, la frazione interessata dal progetto, scatta subito l'allarme. Nei giorni scorsi è infatti approdata all'ufficio tecnico di Palazzo de' Stefani l'istanza di un'associazione culturale islamica - la stessa che nei mesi scorsi ha preso in affitto un capannone alle porte di Cerea con contestuale strascico di polemiche - volta a riconvertire un lotto di via Rodigina sud, su cui sorge un'ex falegnameria, da residenziale di completamento ad attrezzature collettive. Tutto ciò, allo scopo di allestire, all'interno del complesso edilizio esistente, un centro di aggregazione a servizio delle persone di fede musulmana. L'istanza, che fa parte del pacchetto di osservazioni presentate in municipio dai vari proprietari di case e capannoni nell'ambito del Piano degli interventi, dovrà ora essere esaminata da un tecnico incaricato dal municipio e, in ultima battuta, dallo stesso consiglio comunale, che nei prossimi mesi dovrà pronunciarsi sull'ammissibilità o meno del progetto. Se tale iniziativa dovesse andare in porto, dunque, il nuovo centro culturale islamico si aggiungerebbe a quello aperto negli anni scorsi in via Fermi, nel pieno centro cittadino, da un altro sodalizio islamico, l'associazione «Al Wifaq», attiva da diversi anni nel capoluogo. La notizia dell'istanza depositata in Comune per realizzare la struttura per la preghiera e le iniziative culturali della comunità islamica, ha preoccupato non poco gli esponenti del Comitato civico di Vigo, che nei giorni scorsi sono stati contattati da Claudio Marconi, assessore all'Urbanistica, proprio per trattare questo argomento. «Un progetto del genere ci impensierisce eccome», evidenzia il presidente del Comitato civico Renzo Sandrini, «e come noi la pensa il 99 per cento dei residenti della frazione». Quindi aggiunge: «Non mettiamo in discussione la libertà di professare una religione, tuttavia lo stabile non è idoneo ad ospitare una siffatta attività, sia per il flusso di fedeli che potrebbe attirare che per la relativa vicinanza alla chiesa parrocchiale, distante poche centinaia di metri». Dal canto suo, il vicesindaco Marconi, che ha già parlato con i responsabili dell'associazione ed i proprietari dello stabile, evidenzia: «I proponenti hanno chiesto di cambiare la destinazione d'uso dell'area trasformandola in zona F, in modo che sia compatibile con la nuova legislazione regionale in materia di centri di attività connessi ai vari culti religiosi». «Quando ho appreso di questa richiesta», prosegue Marconi, «ho fatto un'analisi della situazione pure con il locale Comitato civico. Sono emerse molte perplessità. La nostra opinione è che dal punto di vista tecnico non ci siano tutti i requisiti chiesti da Venezia per costruzioni del genere, tra cui quelli relativi a parcheggi e a distanze da strutture appartenenti ad altri culti, poiché l'area individuata non è molto lontana dalla chiesa e dagli altri ambienti parrocchiali. Oltretutto, la legge regionale prevede che possa essere eventualmente indetto anche un referendum tra gli abitanti del rione prima di dare il via libera al progetto». Per una pratica che viene contestata ce n'è un'altra, legata sempre ai centri religiosi, destinata invece a concretizzarsi. Si tratta del progetto riguardante l’apetura di un complesso destinato alla preghiera e alle attività collaterali della folta comunità ortodossa romena presente in città. In questo caso, per il complesso tutto da costruire, è stato individuato un terreno privato di 5.800 metri quadrati in via Ghiacciaia, a San Pietro. Essendo previsto su un'area attualmente destinata alla coltivazione agricola, la pratica, prima di essere votata in Consiglio, dovrà essere esaminata dalla Regione, la quale stabilirà l'eventuale impatto ambientale dell'intervento. Il progetto, riguardo la normativa urbanistica regionale sui centri religiosi, al contrario di quello del centro islamico di Vigo, rispetterebbe però i parametri concernenti parcheggi, accessibilità e distanza da altri luoghi di culto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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