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07.02.2018

Nuovi treni e migliorie Parte la cura anti-disagi

Un convoglio fermo in stazione a Legnago: uno degli snodi principali della linea Verona-Rovigo
Un convoglio fermo in stazione a Legnago: uno degli snodi principali della linea Verona-Rovigo

Fabio Tomelleri Un nuovo convoglio Stadler in funzione entro i prossimi giorni sulla linea Verona-Legnago-Rovigo. Oltre al progetto di elettrificare il tratto di binario compreso tra le stazioni di Isola della Scala e Cerea e la realizzazione del nuovo apparato centrale computerizzato alla stazione di Legnago per 5 milioni di euro. Tutto ciò, in attesa dell’acquisto dei 10 nuovi treni che, tuttavia, entreranno in funzione solo nella seconda metà del 2020. Ovvero, con un anno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali. Sono alcune delle azioni concordate lunedì tra Regione e Comuni veronesi e rodigini allo scopo di rendere più efficiente una tratta ferroviaria diventata ormai un incubo per numerosi pendolari. Tanto da essere inserita lo scorso dicembre dall’associazione nazionale Legambiente tra le 10 peggiori d’Italia, nell’ambito del rapporto «Pendolaria 2017». A Palazzo de’ Stefani, infatti, si è tenuta la riunione del tavolo tecnico sulla linea ferroviaria che collega la Bassa con il Rodigino. Il gruppo di lavoro è stato varato un anno fa dalla Regione ed è coordinato da Clara Scapin, primo cittadino di Legnago. I partecipanti all’incontro sono stati una ventina, tra cui l’assessore regionale ai Lavori pubblici, infrastrutture e trasporti Elisa De Berti, i rappresentanti di Sistemi Territoriali e Reti ferroviarie italiane (Rfi), il consigliere regionale del M5S Patrizia Bardelle, ed i sindaci dei Comuni scaligeri e polesani attraversati e serviti dalla ferrovia. Nel corso della riunione sono state toccate molte delle problematiche che, negli ultimi mesi, hanno interessato questa tratta a binario unico, generando spesso disagi e lamentele tra i pendolari. «Dei cinque treni che attualmente assicurano, giornalmente, le 14 coppie di corse tra Verona e Rovigo», ha evidenziato Gian Michele Gambato, direttore di Sistemi territoriali, «due sono già stati sostituiti nei mesi scorsi con treni Stadler più recenti, con all’attivo un servizio tra i sei ed i 12 anni. Un terzo convoglio dello stesso modello entrerà in funzione entro la fine di questa settimana, una volta terminato il periodo di prova sulla linea Adria-Mestre dopo la manutenzione a cui questi treni sono sottoposti ciclicamente». Per quel che concerne i 10 nuovi treni, del costo complessivo di 40 milioni di euro, di cui 17 milioni coperti dalla Regione, Gambato ha sottolineato: «Per una serie di problemi legati alla loro produzione ed alle richieste sul mercato internazionale, i primi convogli di ultima generazione entreranno in funzione nella seconda parte del 2020: i locomotori diesel avranno una bassa emissione inquinante». Nel frattempo, la partecipata regionale cercherà di migliorare ulteriormente il servizio. «Pur essendo alcuni convogli vecchi di 40 anni», ha aggiunto il direttore, «ci siamo attrezzati per le riparazioni. I ritardi si sono ridotti. A gennaio, il 93 per cento delle corse è arrivato entro i cinque minuti indicati nell’orario, mentre il 97 per cento entro un quarto d’ora». Dal canto suo, l’assessore De Berti ha puntualizzato: «Nei giorni scorsi ho chiesto a Rfi di verificare la possibilità di elettrificare il tratto mancante tra Isola della Scala e Cerea». L’assessore avvierà contatti diretti anche con i pendolari. «Una viaggiatrice che mi aveva scritto sui social», ha rivelato l’assessore, «ha dato la sua disponibilità a creare un gruppo di lavoro per consentire alla Regione di interfacciarsi con l’utenza e risolvere le varie problematiche». «Per prima cosa», ha concluso il sindaco Scapin, «bisognerà migliorare la comunicazione fornita ai cittadini, magari con un’applicazione per i telefonini volta ad informare gli utenti su arrivi e partenze. Dobbiamo fare in modo che la Verona-Rovigo offra un servizio efficiente e possa costituire una reale alternativa agli spostamenti in auto, che incrementano l’inquinamento atmosferico». •

Fabio Tomelleri
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