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06.02.2018

«Non si può morire per lavoro»: 200 operai in sciopero

Il presidio allestito davanti ai cancelli della «Aso Sps» DIENNEFOTO
Il presidio allestito davanti ai cancelli della «Aso Sps» DIENNEFOTO

Fabio Tomelleri «Non si può morire di lavoro». È questo lo slogan che oltre 200 operai e rappresentanti dei lavoratori del settore metalmeccanico hanno scandito ieri mattina durante il presidio allestito, dalle 9 alle 12, davanti allo stabilimento della «Aso Sps» di Vallese di Oppeano. Tutto ciò, in risposta alla morte di Maurizio Cossu, l'operaio manutentore di 41 anni, dipendente di una ditta esterna, deceduto mercoledì scorso nell'azienda siderurgica di via Salieri, specializzata nella produzione di barre e tubi cromati per il movimento terra, l'agricoltura ed il settore eolico. Accanto agli oltre 80 dipendenti dell'industria oppeanese, che da mercoledì pomeriggio hanno incrociato le braccia costringendo la società a bloccare di fatto la produzione, al sit-in di protesta hanno partecipato pure i rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom Cgil e Uilm, oltre a varie delegazioni di lavoratori delle aziende metalmeccaniche del territorio. A sorvegliare sul corretto svolgimento della manifestazione, che si è tenuta senza incidenti di sorta, accanto agli agenti del corpo di polizia locale del distretto «Media Pianura Veronese», c'erano 20 carabinieri, tra cui i militari della compagnia di Legnago, coordinati dal capitano Lucio De Angelis, quelli della stazione locale guidata dal luogotenente Giuseppe Vicari e 10 uomini del 4° Battaglione dell’Arma di Mestre. Nel corso della manifestazione è stato necessario, per ragioni di sicurezza, bloccare il traffico lungo via Salieri, nel tratto compreso tra il centro abitato di Vallese e l'uscita di Campagnola di Zevio della Transpolesana. Oltre al presidio oppeanese, le tre sigle sindacali hanno organizzato con i propri iscritti, un'ora di astensione dal lavoro al termine di ciascun turno nelle altre ditte metalmeccaniche veronesi e del Veneto. Al presidio di Vallese sono intervenuti il segretario provinciale della Fim Cisl Luca Mori accanto a quello provinciale della Cisl Massimo Castellani. Per la Cgil, invece, hanno preso parte allo sciopero Mariapia Mazzasette e Maurizio Azzalin della segreteria provinciale, oltre alla segretaria provinciale della Fiom Emanuela Mascalzoni ed a Martino Braccioforte, funzionario delegato dal sindacato a seguire i lavoratori della «Aso Sps». Durante la mattinata si è riflettuto sul problema della sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare nel settore siderurgico, e gli ex colleghi di Cossu hanno rivolto un pensiero particolare all'operaio scomparso. Tanto che sul cancello di entrata dello stabilimento, a fianco del volantino che proclamava lo sciopero, è stata appesa anche l'epigrafe con la foto dell'operaio 41enne. Proprio una nutrita delegazione di dipendenti della «Aso Sps», ieri pomeriggio, ha preso poi parte ai funerali di Cossu, che si sono svolti nel duomo di Salò (Brescia), la cittadina sul lago di Gardo dove risiedeva l'operaio deceduto. La discussione sulla sicurezza all'interno del complesso oppeanese non si è esaurita con la manifestazione di ieri mattina. Domani, alle 9, infatti, nell'azienda siderurgica, si terrà un vertice tra i rappresentanti dei lavoratori ed i proprietari. «Già giovedì scorso avevamo costituito una delegazione allargata», ha evidenziato Braccioforte della Fiom, «e tutt'ora c'è una discussione in atto con i titolari per migliorare le condizioni di sicurezza in tutti i reparti e rivedere altri aspetti organizzativi. Finora ci sono state troppe morti sul lavoro, specialmente in questo campo, dove il consistente ricorso ad appalti esterni trasforma gli operai in una sorta di tuttofare. Per questo, dopo la ripresa della produzione nello stabilimento di Oppeano (prevista per oggi, ndr), all'insorgere di nuovi problemi legati all'incolumità degli addetti non esiteremo a bloccare di nuovo la produzione». «Gli interventi effettuati all'interno dello stabilimento sono stati finora pochi», confessa un operaio che vuole mantenere l'anonimato, «e molti impianti sono vecchi. Quanto è successo al nostro amico Maurizio sarebbe potuto benissimo accadere a qualcuno di noi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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