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30.12.2017

Morì dopo l’intervento, primario sotto accusa

Gli «Spedali Civili» di Brescia dove venne eseguito l’intervento
Gli «Spedali Civili» di Brescia dove venne eseguito l’intervento

Nuovo capitolo giudiziario nell’inchiesta legata al decesso di Angiola Maestrello, la commerciante legnaghese morta nel febbraio del 2016 a seguito di un’operazione al cuore avvenuta agli «Spedali Civili» di Brescia. Un intervento di routine al quale la 57enne, che gestiva con il marito Stefano Ferrari il negozio «Buffetti» di via Frattini, aveva deciso di sottoporsi, dopo vari rinvii e tentennamenti, per correggere una malformazione congenita. E che invece è sfociato in una tragedia che ha lasciato sgomenta tutta la città, dove la donna era molto conosciuta e stimata. Un dramma, difficile da accettare per familiari ed amici, sul quale la Procura bresciana aveva aperto un fascicolo per appurare eventuali responsabilità. Ed ora è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio, con la pesante accusa di omicidio volontario - la stessa avanzata lo scorso novembre, dopo la chiusura dell’indagine - a carico del professor Claudio Muneretto, 60 anni. Ossia il primario dell’unità di Cardiochirurgia dell’ospedale lombardo dove fu eseguita un’operazione, tecnicamente semplice, che avrebbe dovuto garantire una vita migliore alla malcapitata negoziante. Invece, stando all’accusa della Procura, qualcosa andò storto e la 57enne venne trasferita, quando era già in condizioni gravissime, al Centro trapianti di Padova dove morì a distanza di cinque giorni. Nelle prossime settimane sarà dunque fissata la data in cui il gup dovrà pronunciarsi sulla richiesta di processo per il luminare a capo del reparto. L’inchiesta ruota attorno alle ore concitate successive all’intervento chirurgico in cui l’équipe di Muneretto attaccò la paziente ad una macchina per la circolazione extracorporea, prima di decidere di ricoverare la signora Mestrello a Padova, dove sarebbe giunta affetta da edema polmonare. Un trasferimento che, secondo la tesi della Procura, sarebbe stato suggerito al primario per evitare che la donna cessasse di vivere in un letto della Cardiochirurgia degli «Spedali civili» nuocendo così all’immagine del reparto. Tutte accuse da dimostrare e che il professor Muneretto aveva già seccamente respinto un mese fa quando il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani gli notificò l’avviso di chiusura delle indagini. Allora il chirurgo dichiarò di essere certo di poter dimostrare la propria assoluta buona condotta attraverso le indagini difensive, «che chiariranno con assoluta certezza la mia estraneità ai reati contestati ed il buon operato di un’équipe che vanta risultati d’eccellenza riconosciuti in campo internazionale». In base all’esito dell’udienza preliminare, l’ospedale di Brescia deciderà se costituirsi parte civile. • STE.NI.

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