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11.10.2018

Mamma e figlia
finite nel Bussé
Salve ma multate

Si sono salvate per un soffio da una fine atroce a pochi metri dalla loro villetta di Vangadizza. Ancora pochi istanti e l’auto con cui, lunedì mattina, Giorgia Maron e sua figlia Irene Bano sono precipitate nel fiume Bussè, nella frazione di Legnago, si sarebbe infatti trasformata in una trappola mortale. Ora, dopo il pericolo scampato grazie al guizzo provvidenziale della piccola che è riuscita ad aprire un finestrino posteriore, è arrivata la doccia fredda. Ossia una multa, che per le protagoniste del dramma sfiorato ha il sapore di una beffa difficile da digerire. Anche se il sollievo per essere uscite indenni da quella morsa di acqua e fango, raggiungendo a nuoto la riva, è un’inezia di fronte ai 41 euro che la donna dovrà sborsare. «Mi sento comunque presa in giro dopo che io e mia figlia abbiamo rischiato la vita e ci siamo salvate per miracolo», sbotta l’imprenditrice ancora scossa. «Anche perché», aggiunge amareggiata, «se ci fosse stato quel guardrail a protezione del Bussé, che con altri residenti reclamiamo con insistenza da anni, avrei rischiato al massimo di ammaccare la macchina e di venire semmai rimproverata da mio marito».

 

LA MULTA. Non bastasse lo spavento vissuto a bordo della Kia Sportage che si stava inabissando, la 42enne, titolare con la famiglia dell’«Emmegi» di Cerea, sarà costretta così a mettere mano al portafoglio. E tutto perché non ha rispettato l’articolo 158 del codice della strada, in base al quale, durante le soste e le fermate il conducente deve adottare tutte le precauzioni atte ad evitare incidenti. E la donna, essendo scesa per consegnare le chiavi alla collaboratrice domestica lasciando la Kia con il motore acceso e la figlia di otto anni nell’abitacolo, lo ha violato. Dura lex, sed lex recita un brocardo latino. E per la conducente, rimasta intrappolata con la figlioletta nell’abitacolo con l’acqua arrivata in un minuto al mento, dovrà farsene una ragione. L’unica consolazione, comunque sempre amara, è che potrà limitarsi a versare 28,70 euro se si affretterà a pagare la sanzione entro cinque giorni dalla notifica. «Non ho davvero parole», confida l’imprenditrice, «mi sembra un’assurdità tutta italiana dopo quello che è successo. E questo al di là dell’importo, avrei la stessa reazione anche se si trattasse di un euro. Pensi che quando uno degli agenti me l’ha comunicato mentre ripescavano l’auto dal Bussè non aveva nemmeno il coraggio di guardarmi in faccia. Ma lui si è limitato a fare il suo lavoro».

 

DANNI E GUARDRAIL. Il verbale che le verrà notificato a breve non è comunque l’unico cruccio per la signora Maron. La quale, oltre a dover fare i conti con notti insonni e una disavventura difficile da superare, si ritrova ora con una macchina, acquistata appena cinque mesi fa, praticamente da buttare. Malgrado abbia ancora da pagare la terza rata del finanziamento. «L’auto», spiega la 42enne, «è in officina dove sarà sottoposta ad una verifica. Mi sembra infatti impossibile non aver inserito il freno a mano quando mi sono fermata, ero sicura di averlo tirato, ma posso anche sbagliarmi. Voglio capire cosa è realmente successo: se si è trattato di una disattenzione oppure di guasto». Anche nel caso che a causare l’incidente fosse stata una manovra errata, la signora Maron punta l’indice contro l’assenza di barriere lungo la ciclabile che, da Casette fino a via Mazzanta, fiancheggia il Bussé. Per questo, domani mattina, incontrerà, con suo marito Daniele, il sindaco Clara Scapin e un dirigente del municipio. «Mi ha contattato la segreteria e, coglierò l’occasione, per rinnovare agli amministratori la preoccupazione non solo di noi residenti. Ma anche delle centinaia di persone che frequentano la ciclabile e che rischiano di annegare nel Bussè da un momento all’altro, specie d’inverno con la nebbia e il ghiaccio, visto che è priva di guardrail». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Nicoli
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