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06.02.2018

La prigionia a Dachau raccontata in un libro

Giulio Baraldini
Giulio Baraldini

Il ricordo della prigionia nel campo di sterminio nazista a Dachau, in Germania, lo aveva segnato per tutta la vita. Ora, i racconti, le lettere e le poesie di Giulio Baraldini, ultimo superstite di Legnago dei lager hitleriani, sono stati raccolti in un libro dai suoi familiari. A curare il volume, stampato in un numero limitato di copie e che a breve verrà messo a disposizione anche della biblioteca Fioroni e pubblicato sul sito web del Comune, è stata infatti la nipote Rossana Baraldini, che quelle vicende le aveva sentite raccontare tante volte dal nonno, deceduto il 27 dicembre 2016 a 95 anni. Originario di Finale Emilia (Modena), dove era nato il 2 marzo 1921, Baraldini si era trasferito con la famiglia a Terranegra di Legnago nel 1960, portando con sé il triste bagaglio dei terribili anni di prigionia vissuti in vari lager tedeschi. «A vent'anni», ricorda il figlio Vittorio, «papà venne chiamato alle armi e spedito, assieme ad altri tanti sventurati, sul fronte russo per combattere a fianco dei nazisti. Dopo la ritirata degli eserciti tedesco ed italiano dal suolo russo, riuscì a tornare in Emilia. Ma per lui fu solo l'inizio della sventura». «Uno zio partigiano», prosegue il figlio, «chiese a mio padre se lo volesse aiutare ad arruolare antifascisti. Tuttavia venne tradito da due compagni ed arrestato per poi venire spedito a Dachau». I familiari hanno intitolato il libro «Il poeta di Dachau». «Accanto alla prima parte contenente le memorie di guerra del nonno», sottolinea la nipote, «ci sono altre due sezioni con la corrispondenza di nonno Giulio scritta durante e dopo la guerra, oltre alle liriche da lui composte sulla terribile esperienza». L'ex deportato, dopo aver trascorso mesi duri sia a Dachau che in altri campi minori, tornò a casa il 22 giugno 1945. «Rientrato in Italia», aggiunge la nipote, «il nonno pesava appena 34 chili. Tutti si chiedevano come potesse essere ancora vivo». Sulla copertina del volume è stato riportato il numero 64825, ovvero la matricola con cui Baraldini era stato identificato dai nazisti a Dachau. Una copia del libro è stata donata anche al sindaco Clara Scapin. «È nostra intenzione», conclude Baraldini, «inviare il volume al Memoriale annesso del campo di concentramento di Dachau, dove c'è una sezione sulla letteratura italiana. Inoltre doneremo al museo Fioroni cimeli riguardanti il periodo da internato di nonno Giulio». • F.T.

F.T.
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