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19.10.2018

La crisi torna a mordere, sparite 44 aziende in un anno

La zona industrialedi Legnago
La zona industrialedi Legnago

La crisi torna a mordere a Legnago: in città sono sparite 44 aziende in un anno e ben 176 in un decennio. Dopo due anni all’insegna della crescita, le imprese presenti in città sono tornate a diminuire, toccando il minimo storico dal 2000 ad oggi. In base ai dati elaborati dalla Camera di commercio di Verona, infatti, nell’ultimo anno le attività iscritte all’ente sono scese da 2.510 a 2.466. Le 44 aziende mancanti all’appello, dunque, hanno fatto registrare al capoluogo della Bassa un nuovo record negativo, visto che si tratta del numero minimo di società degli ultimi 18 anni. Lontano anni luce, quindi, dal picco storico di 2.642 società toccato nel 2008, ma anche più basso rispetto al livello minimo di 2.473 attività presenti nel 2015. Serrande abbassate e stabilimenti chiusi hanno caratterizzato tutti i principali settori, con qualche eccezione, come gli alberghi e i ristoranti, che sono cresciuti di due unità, da 165 a 167. Per tutti gli altri comparti la diminuzione è stata più o meno accentuata. Il comparto più penalizzato è stato quello dei servizi rivolti alle imprese e alle persone, nel quale le aziende si sono ridotte da 731 a 680 (-51 unità). A seguire ci sono le industrie, scese da 258 a 233 (-25). Il commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, è passato da 605 a 585 negozi (-20). Anche il settore agricolo è stato interessato dalle chiusure, visto che le sue aziende sono calate da 342 a 329 (-13). Analizzando il volume di iscrizioni e cessazioni, per il commercio al dettaglio, che in città conta 284 licenze attive, nell’ultimo anno è stata registrata una nuova iscrizione contro 12 cancellazioni. Tra i 219 venditori all’ingrosso le nuove aziende aperte sono state tre contro le sette che hanno chiuso i battenti. Nel comparto agricolo le imprese avviate sono state tre mentre quelle che hanno cessato l’attività sono 13. Per quanto concerne il settore industriale non sono state rilevate nuove aperture di stabilimenti, mentre le cinque chiusure hanno riguardato il confezionamento di articoli di abbigliamento, la lavorazione di prodotti minerali, esclusi quelli derivati dal metallo, la fabbricazione e riparazione di macchinari oltre ai mobilifici. Dal consuntivo dell’ente camerale emerge che il comparto più numeroso è quello dei servizi, con le 680 attività, tra cui 189 società immobiliari e 124 aziende specializzate in prestazioni alle persone. Il comparto commerciale è al secondo gradino del podio, con le sue 585 imprese suddivise tra negozi all’ingrosso (284), al dettaglio (219) e vendita e riparazione di auto (82). A seguire vi è il settore agricolo, con 329 aziende, mentre quello industriale include, tra le sue 233 attività registrate, 58 stabilimenti di produzione di oggetti in metallo, esclusi i macchinari, e 26 attività di costruzione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi. Di fronte alla riduzione delle imprese cittadine, il sindaco Clara Scapin evidenzia: «Nel momento più duro della crisi abbiamo cercato di far sì che, nel settore manifatturiero, gli stabilimenti più importanti non abbandonassero la città, ottenendo, nei vari passaggi di proprietà, la salvaguardia dei posti di lavoro». Sul fronte del commercio, Tommaso Casari, assessore alle Attività economiche, puntualizza: «I negozi scontano, a livello globale, l’esplosione delle vendite online legate all’ e-commerce. Per questo uno dei punti forti della nostra azione amministrativa sarà quello di fare in modo che le attività del centro storico, già caratterizzate per i loro prodotti di qualità, diversifichino l’offerta rispetto ai centri commerciali e a quanto si trova in rete. Inoltre, stiamo definendo il bando che, attraverso il fondo da 60mila euro, servirà a rilanciare i negozi di vicinato nel capoluogo e nelle frazioni». •

Fabio Tomelleri
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