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07.07.2018

La cimice asiatica devasta i campi Agricoltori in crisi

Andrea Scapini, produttore biologico di San Pietro, nel suo fruttetoUna pesca aggredita dalla cimice asiatica DIENNEFOTO
Andrea Scapini, produttore biologico di San Pietro, nel suo fruttetoUna pesca aggredita dalla cimice asiatica DIENNEFOTO

Frutteti e campi invasi dalla cimice asiatica. A Legnago e negli altri Comuni della Bassa sono decine le aziende messe in ginocchio dall'insetto proveniente da Cina, Giappone e Corea, che è approdato in Italia nel 2012. Se le molteplici gelate invernali dello scorso anno avevano limitato il proliferare di questo fastidioso insetto dal caratteristico colore grigio-marrone, le temperature più miti di quest'anno hanno moltiplicato a dismisura questi parassiti, molto più grandi e voraci rispetto alle cimici verdi nostrane. Con il risultato di compromettere, già a metà estate, parecchie produzioni tipiche locali, ottenute sia biologicamente che in maniera convenzionale, specie pesche, mele, pere e kiwi. Le percentuali di frutti danneggiati variano dal 30 per cento del totale per la pera fino al 100 per cento per la pesca. Tanto che alcuni coltivatori hanno deciso che per quest'anno lasceranno i loro frutti a marcire sugli alberi, visto che raccoglierli non servirebbe a nulla. È il caso di Andrea Scapini, agricoltore 43enne di San Pietro di Legnago, e delle sue 1.500 piante di pesco coltivate biologicamente che si estendono su due ettari di terreno in via Paina, alla periferia di Terranegra. «Nel mio frutteto», evidenzia l'agricoltore, «riesco a produrre 17 specialità diverse di pesche, tutte vendute a chilometro zero. Nel 2017, la cimice asiatica si era presentata soltanto a stagione inoltrata, producendo danni limitati: quest'anno, invece, gli insetti hanno già coperto tutte le piante. Con il risultato di aver rovinato, nel mio caso, oltre 200 quintali di frutta. Basti pensare che su una singola pesca sono presenti anche un centinaio di insetti. E se si riesce ad allontanarli provvisoriamente poi ritornano. Ho dovuto disdire parecchie richieste di acquisto già inoltrate dai miei clienti tradizionali, tra cui alcune gelaterie». Scapini evidenzia: «Ho effettuato dei trattamenti al piretro sulle piante, ma non sono serviti a nulla. Questi insetti, oltre ad essere molto resistenti, si riparano infatti dietro le foglie durante l'irrorazione del prodotto. E sono prolifici». L'imprenditore agricolo prosegue: «Questo problema non ha colpito soltanto il mio frutteto, ma anche diversi appezzamenti della zona. Ad un chilometro di distanza, ad esempio, un altro agricoltore si è ritrovato tre filari di pesche invasi da queste cimici. Ora teme che rovinino i peri adiacenti». Per i coltivatori che utilizzano il metodo tradizionale le cose non vanno meglio, poiché il ricorso ad antiparassitari di origine chimica, oltre ad essere soggetto comunque a limitazioni, fa lievitare i costi di produzione e non sconfigge del tutto il parassita. «Praticamente», rimarca Lucio Cogo, neo presidente della Coldiretti cittadina, «non c'è azienda, a Legnago e nel resto della Bassa, che non sia stata colpita da quest'insetto in maniera pesante. Nella sola frazione di Vigo, tre imprese agricole sono alle prese con questo problema. Per quanto riguarda la mia produzione, su un campione di una ventina di mele consegnate in questi giorni in cooperativa, almeno quattro erano danneggiate da questi terribili insetti». Quindi l'esponente dell'associazione di categoria sottolinea: «Per le pesche si parla del 40 per cento di prodotto rovinato dalle cimici asiatiche. Un’analoga percentuale interessa il kiwi. Per le pere si calcola il 30 per cento. Sappiamo che l'infestazione colpisce pure le produzioni orticole, come ad esempio le melanzane. Il rimedio contro tale problematica sembra non esserci: l'unico fattore che potrebbe uccidere queste cimici è il clima, come un periodo prolungato di freddo, com'è avvenuto lo scorso anno in Gran Bretagna». Finora non è stato chiesto, da parte delle autorità competenti, lo stato di calamità per risarcire le aziende del territorio colpite dal parassita. «Sono provvedimenti», conclude Lucio Cogo, «che vanno presi a livello provinciale o regionale, so che se n'è parlato di recente in un incontro tecnico a Verona». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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