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23.02.2018

L’addio al «Parri» medico illuminato dal tratto umano

Il primario di Medicina  e fondatore del reparto di Malattie infettive  Parrinello, in pensione dal 2001
Il primario di Medicina e fondatore del reparto di Malattie infettive Parrinello, in pensione dal 2001

Era andato in pensione nel 2001, ma nessuno a Legnago lo aveva dimenticato. Il dottor Antonino Ennio Parrinello, 84 anni, è spirato, una settimana fa, nella sua casa romana. Era tornato là, quando aveva smesso di lavorare. Eppure con Legnago, con il «suo» ospedale, aveva mantenuto un legame fortissimo. A stroncarlo un tumore al sangue. Lo sapeva, non ne parlava, ed è rimasto lucido fino alla fine, come ha detto il figlio Luca. Proprio per quel legame con Legnago, domani pomeriggio, alle 16.30, i figli Luca e Pier Lorenzo, hanno organizzato un saluto laico, nella sala verde della baita degli alpini di Legnago, in via san Francesco, 6. Un modo per far salutare, all’ex primario di Medicina al Mater Salutis, la sua cittadina d’adozione. Determinato e preparato. Questo era Parrinello. Con un caratteraccio, come direbbe qualcuno. Come chi ha un carattere, direbbero altri. Era un uomo destinato a lasciare il segno, Parrinello. Molti dei suoi collaboratori in reparto lo adoravano, altri lo temevano e osteggiavano. Era arrivato nel 1970 dopo aver trascorso dieci anni nello Yemen, inviato dal ministero degli Esteri per un programma di cooperazione italiana. Ed è lì che aveva fatto anche le sue ricerche archeologiche, che gli valsero persino pubblicazioni sulla Treccani. Nel 1979 divenne il primario di Medicina e fu lui qualche anno dopo a fondare il reparto di Malattie infettive. Era l’epoca in cui si iniziava a parlare di Aids. Non ebbe vita facile, Parrinello, a Legnago, in netta contrapposizione con l’allora direttore generale Giuseppe Castellarin. «I due erano come il diavolo e l’acqua santa. E papà non poteva essere l’acqua santa», sorride oggi il figlio Luca. Venne rimosso dall’incarico, impugnò, riottenne l’incarico dopo un periodo in «esilio» all’ospedale di Nogara. «Il Parri è stato un illuminato, un grande professionista», ricorda il cardiologo Attilio Bandello, «lui era più vecchio di me e la mia stima nei suoi confronti è sempre stata grande. Un bravissimo professionista, determinato nello scegliere la sua linea, anche se tanti potevano non condividerla. Di lui ricordo anche una grandissima umanità, proprio di recente ho parlato con una ex paziente che aveva avuto un grave problema di salute e anche lei ha ricordato Parri per la grande umanità, che posso garantire non è così scontata». Per un anno e mezzo, con Parrinello ha lavorato anche l’attuale dirigente medico di Malattia infettive di Borgo Roma, Massimiliano Lanzafame. «Parrinello era una persona d’altri tempi, molto particolare. Appassionato del suo lavoro, affezionato alla sua equipe e ai suoi pazienti», dice il medico, «era un vero capo, mi ha insegnato molto sia professionalmente che umanamente». I ricordi scorrono e sono tutti unanimi. Il dottor Leonardo Cogo, all’epoca aiuto di Parrinello racconta un aneddoto: «In reparto avevamo un paziente che era stato in Africa ed era tornato con la malaria. Non si riusciva a fargli assumere farmaci per bocca. Parrinello organizzò una staffetta, non mi ricordo se grazie ai carabinieri o alla polizia, fino a Bologna, per recuperare un farmaco da iniettare. Il paziente in qualche giorno si riprese. Ecco Parrinello era questo». •

Alessandra Vaccari
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