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28.02.2018

Imu, Irpef e Tasi restano invariate con agevolazioni

Palazzi nel centro di Legnago: nel 2018 l’Imu resterà invariata
Palazzi nel centro di Legnago: nel 2018 l’Imu resterà invariata

Le tasse su immobili e redditi, a Legnago, quest’anno non aumentano, ma nemmeno diminuiscono. Ed il consiglio comunale si spacca visto che l’opposizione auspicava un’ulteriore riduzione delle tariffe. La prima parte della manovra finanziaria valida per il 2018, relativa a Imu, Tasi e addizionale Irpef, è stata infatti varata dall'assemblea civica, lunedì sera, con i soli voti della maggioranza, e sarà completata con l'approvazione in aula, entro fine marzo, del bilancio di previsione. Palazzo de' Stefani, dunque, ha deciso di mantenere inalterate le aliquote dei tributi relativi agli immobili, ai servizi indivisibili ed ai redditi dei contribuenti legnaghesi. Tutto ciò anche per effetto del blocco degli aumenti alle imposte locali, previsto dall'ultima legge finanziaria varata dal governo Gentiloni. Per quel che concerne l'Imu, il sindaco Clara Scapin ha illustrato i vari importi che dovranno essere versati dagli oltre 7.500 proprietari di abitazioni di lusso, seconde case, edifici produttivi e terreni a destinazione edificabile. I proprietari di ville, dimore signorili, palazzi storici e loro pertinenze, dovranno pertanto pagare il 6 per mille. Per le abitazioni secondarie, invece, si dovrà versare il 9,9 per mille. Tale importo salirà al 10,6 per mille dalla terza casa di proprietà in poi. Uffici e studi privati, quindi, sborseranno il 9,9 per mille. Negozi e botteghe, inoltre, corrisponderanno l'8,3 per mille: quota che scenderà all'8 per mille per i laboratori artigianali, mentre fabbriche, capannoni industriali, alberghi, teatri, cinema ed edifici commerciali saranno tenuti a pagare l'8,25 per mille. «Di questa aliquota», ha specificato il sindaco, «la parte più consistente, pari al 7,6 per mille, finirà direttamente nelle casse dello Stato, mentre al Comune rimarrà appena lo 0,65 per mille». Riguardo ai terreni edificabili, i loro proprietari pagheranno il 9,1 per mille. «Tuttavia», ha precisato il primo cittadino, «se la costruzione prevista permetterà di raggiungere la classe energetica B la tassa scenderà all'8,1 per mille». Le aree agricole non possedute da coltivatori diretti dovranno invece corrispondere il 10,6 per mille. La Tasi, come nel 2017, sarà prevista in due sole aliquote: quella del 2,5 per mille, dovuta per gli immobili costruiti dalle imprese edili ed in attesa di essere venduti o affittati, e quella dell'1 per mille, corrisposta dai titolari di fabbricati rurali ad uso strumentale. Tutte le altre tipologie di edifici saranno invece esentate. Gli introiti della Tasi, previsti in 57mila euro, serviranno a coprire spese per interventi a favore della città: dai progetti ambientali alla protezione civile passando per i contributi alle fondazioni Salieri e Fioroni. Per ciò che concerne l'Irpef, il Comune ha confermato l'aliquota del 6 per mille. Così come al di sotto della soglia dei 15mila euro di reddito non verrà applicata la parte spettante al municipio. Scapin ha puntualizzato: «Se, quando vi era la possibilità, avessimo alzato al massimo tutte le aliquote, il municipio incasserebbe 1,3 milioni di euro in più all'anno. Invece, mantenendo le tasse invariate e confermando le agevolazioni, abbiamo dimostrato di voler aiutare soprattutto le categorie economiche e sociali più colpite dalla crisi». Queste parole, tuttavia, non hanno convinto la minoranza, che ha bocciato in blocco la manovra. «Gli sgravi per i nuovi edifici a risparmio energetico sono inapplicabili», ha protestato il forzista Loris Bisighin, «poiché richiedono tempi lunghi e sono difficili da applicare». «Per alcune categorie, come gli uffici e gli edifici realizzati da immobiliari ed in attesa di vendita», ha aggiunto Roberto Danieli, di Centrodestra Legnago, «la pressione fiscale non è diminuita, bensì è aumentata già due anni fa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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