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21.09.2018

«Chemviron Italia», progetto contro odori e rumori molesti

Lo stabilimento attuale della «Chemviron Italia», in via Malon a San Pietro di Legnago Uno dei «nasi elettronici»
Lo stabilimento attuale della «Chemviron Italia», in via Malon a San Pietro di Legnago Uno dei «nasi elettronici»

Nasi ed orecchi «elettronici» per evitare odori e rumori molesti. Oltre al restyling dei capannoni allo scopo di riqualificare la «porta d'ingresso» di Legnago. La «Chemviron Italia srl», stabilimento del gruppo giapponese Kuraray Company specializzato nella riattivazione dei carboni attivi destinati al filtraggio delle acque per uso potabile, ha presentato alla Giunta del sindaco Clara Scapin un progetto di «rigenerazione urbana» del sito dove, dal 1929, è attiva la fabbrica. Nel corso degli ultimi decenni, difatti, la «Chemviron Italia», già nota come «Ceca», ha dovuto fare i conti con la trasformazione urbanistica e l'espansione residenziale del capoluogo e di Terranegra. Tanto da rimanere l'ultima attività produttiva attiva nella storica zona industriale di via Mantova, che comprendeva anche l'ex zuccherificio e lo stabilimento della «Montecatini». Proprio la promiscuità del comparto, con la fabbrica che sorge a poca distanza da aree residenziali, ha scatenato, nel corso del tempo, lamentele da parte dei residenti legate all'attività industriale della ditta, che impiega 40 dipendenti e dalla quale escono ogni anno ottomila tonnellate di prodotto lavorato. Tutto ciò, nonostante il monitoraggio continuo delle emissioni sonore e dei fumi dell'impianto, attuato secondo il protocollo siglato con il Comune nel 2004, non abbia fatto emergere, finora, sforamenti di sorta. In occasione dalla redazione del Pi la «Chemviron Italia» ha presentato il progetto di «rigenerazione» dello stabilimento, chiedendo al municipio di cancellare la classificazione di «opera incongrua». Dal canto suo, la Giunta, riconfermando l'incongruità dell'attività rispetto alla zona, ha pure preso atto, senza opporsi, al piano di riqualificazione, che nei prossimi mesi dovrà passare l'esame sia del consiglio comunale che degli altri enti coinvolti, dalla Provincia alla Regione. La ristrutturazione, prevista nel triennio 2018-'20, avrà un importo di un milione di euro, a cui si aggiungeranno i 500mila euro già impegnati annualmente per i controlli ambientali, che verranno pertanto potenziati ed ampliati. La «rigenerazione» comporterà una diminuzione del volume totale dei fabbricati, rispetto ad oggi, di 19mila metri cubi, con una riduzione della superficie coperta di 450 metri quadrati. Questo, allo scopo di limitare l'impatto sia ambientale che estetico della fabbrica. Verranno realizzati pure interventi compensativi lungo la ciclabile di via Padana Inferiore Ovest. La società si impegnerà «ad attivare un sistema di riduzione delle emissioni inquinanti, in particolare di natura olfattiva e rumorosa». «Per monitorare gli odori», sottolinea Claudio Chieregato, direttore dello stabilimento, «abbiamo già attivato un monitoraggio tramite "nasi elettronici", ovvero rilevatori che analizzano l'aria. Con il restyling valuteremo di dotarci di nuovi apparecchi mobili da collocare nei cortili dei privati che lamenteranno cattivi odori, pubblicando poi i risultati». Chieregato puntualizza: «L'indagine in corso da un anno, effettuata dal laboratorio di olfattometria dinamica dell'università di Pavia, finora ha evidenziato un impatto minimo delle nostre emissioni». Analogamente i controlli sui rumori, eseguiti con «orecchi elettronici», verranno rafforzati. Un apposito display, a lavori ultimati, mostrerà all'esterno, in tempo reale, i parametri ambientali dell'azienda. «La riqualificazione», puntualizza il direttore, «non preclude, in un prossimo futuro, la possibilità di trasferimento dello stabilimento». «A noi», evidenzia Claudio Marconi, assessore all'Ambiente, «preme che le emissioni di odori e rumori restino sempre sotto i limiti di legge». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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