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21.12.2018

Boom di poveri, mensa aperta nelle festività

Volontari in servizio nella mensa Caritas di via FrattiniUna cuoca della mensa
Volontari in servizio nella mensa Caritas di via FrattiniUna cuoca della mensa

Aumentano i poveri a Legnago e nei centri limitrofi. Per questo, la mensa di via Frattini rimarrà aperta anche durante le festività natalizie. Osservando, come di consueto, soltanto la chiusura settimanale del sabato. «Per noi», evidenzia Maria Teresa Santi, responsabile del refettorio, «gli straordinari sono la norma, per cui durante tutti i giorni festivi di questo periodo, da Natale a Santo Stefano passando per Capodanno e l'Epifania, le porte rimarranno aperte». Per il pranzo natalizio, previsto martedì 25 a partire dalle 11, i volontari hanno già predisposto il menù per una sessantina di commensali. «Non mancheranno», rimarca Santi, «i piatti tipici come i tortellini in brodo, il cotechino e, in alternativa, il pollo per i fedeli musulmani o di altre religioni che non prevedono il consumo di carne suina». In città e dintorni, ad ottobre e novembre, si è impennato il numero di famiglie, italiane e straniere, che non ce la fanno ad arrivare in fondo al mese. Spingendo pertanto tutti questi nuclei a rivolgersi al refettorio gestito dall'associazione guidata dal parroco, don Diego Righetti. Santi, che è referente della mensa assieme Annalisa Franceschetti, evidenzia: «Nell'ultimo bimestre abbiamo registrato un incremento di 10 pasti serviti ogni giorno, dalla domenica al venerdì, per un totale di 60 persone che si sfamano quotidianamente nel nostro refettorio». Dall'inizio dell'anno ad oggi, quindi, sono stati serviti 12.800 pasti contro i 12.300 preparati nello stesso periodo dello scorso anno. Se questo trend resterà inalterato a dicembre, entro fine anno nella mensa del capoluogo saranno stati serviti, in totale, 14.200 pasti contro i 13.500 di tutto il 2017. A fare la parte del leone tra le famiglie che si rivolgono alla sala di via Frattini vi sono i nuclei di origine italiana. «Sono il 60 per cento del totale», puntualizza Santi, «mentre gli stranieri si sono ridotti al 40 per cento». Le persone che chiedono aiuto un pasto caldo alla Caritas hanno un’età oscillante dai 20 ai 70 anni. Tra di loro vi sono interi nuclei familiari e diverse tipologie di povertà, legate soprattutto alla congiuntura economica. «C'è chi ha perso il lavoro», prosegue Santi, «ma anche chi ha perso tutto con il gioco d'azzardo. Ci sono pure uomini e donne separati con figli a carico che non riescono, con il loro stipendio, a tirare avanti. Tra i commensali ci sono anche una decina di senza fissa dimora. Alcuni di questi poveri, di giorno, riescono a trovare ripari di fortuna nelle sale di aspetto della stazione, che di notte però sono chiuse, costringendo le persone a girovagare per trovare un posto dove pernottare». Tutte le 60 persone che, ogni giorno, riempiono la mensa della Caritas hanno un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) inferiore ai tremila euro. «Alla domenica», annota Santi, «abbiamo tre giovani che si danno il cambio nel servire ai tavoli, abbiamo anche inserito due ragazzi nel servizio, tra cui un 21enne che, dopo aver frequentato la scuola alberghiera, è in cerca di un lavoro». Nella mensa di via Frattini, inoltre, nulla è lasciato al caso. «Tutti i volontari», riprende Santi, «hanno frequentato il corso di formazione per la preparazione e la distribuzione degli alimenti e sono coperti da assicurazione. Gli addetti, oltre a cucinare, curano anche il servizio di accoglienza in sala, provvedono alla pulizia e alla sanificazione dei locali e delle attrezzature». La referente conclude: «Le persone che collaborano con noi offrono non solo un pasto caldo, ma anche una disponibilità all'ascolto, favorendo momenti di reciproca accoglienza e amicizia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fabio Tomelleri
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