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08.10.2016

«L’ospedale di Legnago si svuoterà»

Clara Scapin, sindaco di Legnago
Clara Scapin, sindaco di Legnago

«Sono molto preoccupata per il futuro dell’ospedale di Legnago e delle altre strutture dell’Ulss 21». Clara Scapin, sindaca del capoluogo della Bassa e presidente dell’esecutivo ristretto dei primi cittadini del territorio servito dall’Azienda sanitaria di via Gianella, manifesta il suo disappunto per il voto con cui il Consiglio regionale ha approvato il taglio dell’Unità sanitaria della pianura.

Va ricordato che ormai dal dicembre del 2015 le tre Ulss veronesi stanno sperimentando un’omogeneizzazione delle risposte ai cittadini, affidate l’Ulss 20 al direttore generale Pietro Girardi e quelle di Legnago e Bussolengo (Ulss 22) sempre a Girardi, ma in qualità di commissario straordinario. Questo ruolo era previsto per un anno, in vista di quanto si sta materializzando a Venezia proprio in queste ore.

All’indomani del voto di Venezia e della soddisfazione espressa dal presidente della Regione Luca Zaia, Scapin preannuncia una battaglia a tutto campo, anche di tipo legale, che molto probabilmente sfocerà in un ricorso al Tar del Veneto contro il provvedimento varato in laguna.

«Ci opporremo in tutti i modi», annuncia Scapin, «alla proposta della Giunta Zaia e dell’assessore alla Sanità, il veronese Luca Coletto: una proposta che non ha nessun fondamento, in quanto prevede un’ Ulss unica da poco meno di un milione di abitanti per la nostra provincia, mentre altre, come Vicenza e Venezia, avranno due Ulss».

Quindi, la prima cittadina annuncia: «Contatterò tutti gli altri municipi della Bassa per fare opposizione alla decisione regionale attraverso la Conferenza dei sindaci, che chiederò di convocare nei prossimi giorni. In alternativa, presenteremo ricorso come Comune di Legnago contro la perdita di un’Azienda così importante, che con i suoi duemila dipendenti è la più grande di tutta la pianura».

Sul taglio dell’Ulss 21, Scapin presenterà un ordine del giorno anche al prossimo Consiglio comunale, programmato per lunedì 17 ottobre.

«Senza un’Azienda sanitaria nella pianura», prosegue las sindaca, «l’ospedale di Legnago, ma anche il polo sanitario di Bovolone e l’ex Stellini di Nogara, si avvieranno ad essere strutture sempre più periferiche, a vantaggio delle cliniche private presenti nella parte nord della provincia, a cui si rivolgono già diversi pazienti del nostro territorio». In particolare, obiettivo puntato sul Sacro Cuore di Negrar.

Quindi Scapin osserva: «L’assenza di dirigenti si tradurrà nella perdita di autonomia a livello locale quando si tratterà di decidere su come investire le risorse in tecnologie, sviluppo e personale. Otterremo il risultato di perdere, gradualmente, le specialità che sono state sviluppate in questi anni al Mater Salutis e nelle altre realtà sanitarie. Assisteremo a un inesorabile impoverimento e declino del quadro socio-sanitario».

La sindaca di Legnago, nei giorni scorsi, si era recata a Venezia per perorare la causa della Bassa.

«La proposta che avevamo avanzato era ragionevole», sottolinea Scapin, «in quanto ipotizzava la ripartizione della provincia in due Ulss, una a nord ed una sud dell’Autostrada Serenissima, la A4. Ciò avrebbe permesso di mantenere una sede a Legnago con un bacino di popolazione più ampio, di oltre 400mila residenti, rispetto agli attuali 155mila».

L’amministratrice in forza al Pd se la prende con la Lega Nord, sia a livello provinciale che locale.

«Non capisco perché in altre realtà, come nel Bassanese, sia stata mantenuta incece una seconda Ulss. Certamente i referenti politici regionali hanno salvaguardato le comunità locali più che da noi. Il Carroccio legnaghese, al contrario, ha assecondato a livello acritico le proposte dell’assessore alla Sanità Luca Coletto, che è pure veronese».

Anche il Movimento Cinque Stelle teme che la riforma sanitaria regionale possa penalizzare i Comuni della pianura scaligera. «Il taglio dell’Ulss 21 ci preoccupa moltissimo», dice il bovolonese Manuel Brusco, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, «perché temiamo che gli effetti dell’accorpamento di Legnago alle altre realtà provinciali possano creare una vera e propria desertificazione sanitaria per l’ospedale Mater Salutis come anche per il San Biagio di Bovolone, isolando ancor di più il territorio della Bassa». Secondo Manuel Brusco, «l’accentramento a Verona della gestione aziendale incrementerà la fughe di pazienti residenti nei nostri Comuni dai reparti ospedalieri dell’Ulss 21 verso quelli di altre zone».

«Inoltre», conclude il consigliere regionale, «durante il dibattito in aula sono emerse palesemente le spaccature della maggioranza sui contenuti di questa riforma».

Fabio Tomelleri
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