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20.01.2019

Violenza sessuale, vittima «avvertita»

Un’immagine simbolica di violenza sulle donne
Un’immagine simbolica di violenza sulle donne

«Il nostro amico non c’entra nulla, è rinchiuso in carcere ingiustamente. Tua figlia si è sbagliata, non è stato lui a cercare di violentarla alla sagra. Deve ritrattare e scagionarlo perché il colpevole è un altro». È racchiuso sostanzialmente in queste parole l’invito, suonato come un avvertimento, rivolto da tre marocchini al padre della diciottenne di Cologna, che tra il 12 e il 13 agosto scorsi, visse un incubo difficile da cancellare alla sagra di San Rocco dove prestava servizio come volontaria. Il gruppetto di «ambasciatori», mai visti prima, si è presentato nei giorni scorsi, a metà pomeriggio, nell’abitazione della studentessa sollecitando dapprima il papà e poi la ragazza stessa ad andare dai carabinieri perchè, a loro dire, Soufiane Jarrah - il 23enne magrebino, nullafacente e senza fissa dimora, detenuto a Montorio da fine ottobre con le accuse di violenza sessuale e rapina aggravata proprio per quella vicenda che scosse profondamente l’Adige Guà - sarebbe stato confuso con un altro loro connazionale. Un giovane misterioso, di cui non hanno però rivelato l’identità, ma del quale, in compenso, hanno mostrato la foto sul cellulare. Con la sfrontatezza di farsi dare persino il numero del telefonino dal padre della 18enne per inviargli seduta stante l’immagine di quello, che sempre secondo una versione alquanto traballante, sarebbe il vero autore dell’incubo vissuto cinque mesi fa dalla ragazza. Padre e figlia, dopo essersi ripresi dallo choc di quella visita inattesa, si sono precipitati subito nella stazione dell’Arma di via Stradone Sabbion. Ma non di certo per accelerare, a ridosso della prima udienza in tribunale (vedi articolo a lato), il rilascio del 23enne, che venne arrestato a fine ottobre dagli uomini del luogotenente Fabrizio Di Donato in un casolare abbandonato. Bensì per manifestare tutta la loro preoccupazione per quell’incursione da brividi, alquanto strana e parsa quasi una minaccia velata, tra le mura domestiche dove a questo punto non si sentono più sicuri. Per l’occasione hanno consegnato ai militari, oltre alla foto esibita dal trio, una lettera in cui il 23enne afferma di essere estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Un foglietto ricevuto sempre dal gruppetto durante la singolare «missione» a casa della vittima. La visita dei tre marocchini ha avuto l’effetto di riaprire una dolorosa ferita che non si è ancora rimarginata. E che la 18enne farà sicuramente a dimenticare. Malgrado le escoriazioni causate da quella mano, diventata una morsa d’acciaio, siano nel frattempo scomparse dal suo corpo. Quella sera, un giovane magrebino attese infatti che la studentessa uscisse dallo stand allestito in via Suppiavento per fare una telefonata e la afferrò per un braccio. La giovane venne trascinata a forza dietro un vicino capitello, immobilizzata, baciata insistentemente sul collo e palpeggiata con foga nelle parti intime. Fino a quando riuscì a liberarsi da quel «placcaggio» agghiacciante e a fuggire con le poche forze che le rimanevano in corpo. Proprio mentre il suo aguzzino stava per sfilarle i pantaloni dopo averla rapinata anche dei cinque euro che la ragazza aveva in tasca. Una volta scampata da quella sequenza raccapricciante la 18enne riuscì a raggiungere il padiglione della sagra dove nessuno si era accorto di nulla. Quindi venne colta da malore e fu soccorsa dal fidanzato. Il suo aguzzino si dileguò invece nell’oscurità in sella ad una bicicletta da donna. Scattarono le ricerche e, sulla base anche della testimonianza circostanziata resa agli inquirenti dalla vittima, che riconobbe fotograficamente l’aggressore, i carabinieri di Cologna risalirono a distanza di una settimana al presunto responsabile di quelle sevizie. Jarrah Soufiane, irregolare in Italia e con precedenti per furto, venne rintracciato a casa di alcuni connazionali. E fu denunciato inizialmente a piede libero. Il 26 ottobre il gip del tribunale di Verona Livia Magri, su richiesta del pm Federica Ormanni, firmò l’ordinanza di carcerazione, che si tramutò nel suo arresto e nell’immediato trasferimento a Montorio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Nicoli
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