CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

15.02.2018

Uniformi ritrovate in canonica L’ex parroco: «Erano tre tute»

La canonica di Baldaria dove sono state rinvenute le divise militari
La canonica di Baldaria dove sono state rinvenute le divise militari

Paola Bosaro Stefano Nicoli Si infittisce, anziché dipanarsi, l’enigma delle divise militari ritrovate alcune settimane fa durante le operazioni di pulizia della canonica a Baldaria. L’ex parroco don Ruggero Bravo, attualmente in missione in Chad, ha saputo dell’anomala scoperta e ha deciso di scrivere una lettera per cercare di spiegare ai fedeli delle comunità di Baldaria e di Spessa la sua versione dei fatti. Nella missiva, che è stata affissa domenica scorsa alle porte delle due chiese, don Ruggero vuole fugare i dubbi su possibili risvolti illeciti della vicenda. Di fatto però, le sue parole sono smentite da chi ha consegnato gli indumenti in caserma. LA LETTERA. Il sacerdote inizia lo scritto rivolgendo un saluto ai suoi ex parrocchiani. Ricorda di aver inviato qualche tempo fa sue notizie, annunciando il suo arrivo a Mongo, una piccola cittadina dell’Africa centrale. Poi, il sacerdote va subito al dunque. «Sono costretto a scrivervi in relazione a quanto è apparso sul giornale L’Arena qualche giorno fa», sostiene il prete. Don Ruggero rassicura i suoi fedeli che né lui né le persone ospitate in passato nella canonica di Santa Giustina «custodivano armi o tute militari per fare scorribande criminali». L’ex parroco ammette di aver sempre avuto la passione per la caccia però afferma di aver utilizzato i fucili di sua proprietà soltanto per catturare la selvaggina. Poi si addentra nella questione delle uniformi. «In riferimento alle tre tute militari tenute in soffitta, mi erano state prestate da un amico cappellano militare per l’ambientazione di un campo estivo che i nostri ragazzi ricorderanno certamente», scrive. I fatti risalirebbero a cinque-sei anni fa. Durante un campeggio, ai ragazzi veniva detto di scendere dalle brande come i soldati, di mettersi in fila e di fare esercizio fisico, quasi come in caserma. Per rendere più veritiera la ricostruzione, si era pensato di far indossare loro delle uniformi militari. In realtà non furono usate perché le taglie erano troppo grandi. In quell’occasione don Ruggero avrebbe ricevuto in prestito da un suo amico cappellano militare dei capi d’abbigliamento poi non più restituiti per l’improvviso decesso del sacerdote. Don Ruggero si limita a bollare l’intera vicenda come un tentativo di discredito nei suoi confronti. «Altri fatti non sono mai capitati e se queste notizie sono state stravolte in questo modo è sicuramente perché qualcuno, ingiustamente, intende denigrarmi», conclude. IL SEQUESTRO. La versione di don Ruggero, sul singolare rinvenimento avvenuto nella soffitta della canonica dove abitò fino al settembre del 2016, stride tuttavia con il verbale sottoscritto lo scorso gennaio in caserma sia da un componente del Comitato affari economici della parrocchia di Santa Giustina che dagli attuali parroci di Cologna. Vale a dire l’atto redatto dai carabinieri della stazione cittadina, che sequestrarono le uniformi in questione dopo essere stati allertati dagli stessi volontari. I quali, con loro grande sorpresa, se le ritrovarono fra le mani mentre facevano pulizia nel sottotetto. Nei due scatoloni consegnati agli uomini del luogotenente Fabrizio Di Donato delle tre tute militari di cui fa cenno don Ruggero non c’era nemmeno l’ombra. Sotto sequestro sono finiti invece una trentina di capi di tutt’altro tipo. Tra l’altro tuttora in uso e praticamente nuovi. Più precisamente, tre giacche, tre pantaloni, due baschi ed un berretto blu dell’Arma dei carabinieri. Oltre a cinque giacche, due pantaloni, 12 camicie ed un berretto dell’Esercito italiano. Un guardaroba fornitissimo, dunque, che secondo gli inquirenti avrebbe poco a che fare con il Grest. Anche perché le uniformi non si possono prestare né tanto meno acquistare comunemente in un negozio o in un mercatino: le divise d’ordinanza vengono fornite al personale in servizio con tanto di registrazione. Ecco perché i carabinieri attendono di sentire al riguardo don Ruggero, il quale potrebbe essere stato completamente all’oscuro delle divise riposte in soffitta. LE INDAGINI. Tanto che si sono messi in contatto con i colleghi di Fontaniva - il paese padovano dove l’ex parroco fu trasferito nel 2016 - per ascoltarlo non appena rientrerà dal Chad. Il sacerdote per questo episodio non risulta indagato mentre lo è per l’omessa custodia di due fucili da caccia, regolarmente detenuti, che nel maggio del 2016 i carabinieri rinvennero nella sua stanza da letto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro Stefano Nicoli
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1