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02.01.2015

«Tubo poco sicuro» È allarme sul progetto

Stefano Valdegamberi
Stefano Valdegamberi

Il prolungamento del tubo fino alla frazione di Sabbion potrebbe trasformarsi in un rischio per la salute e l'ambiente. È il timore del consigliere regionale Stefano Valdegamberi. Quando si parla di collettore e di fiume Fratta, a Cologna si tocca un tasto delicatissimo e controverso. Lo scorso 18 dicembre è giunto l'annuncio trionfante da parte della Regione del finanziamento, con 10 milioni di euro, dell'opera di prosecuzione del «tubone» fino a Sabbion, un'opera per cui il sindaco di Cologna Silvano Seghetto ha lottato per anni. Pochi giorni dopo il consigliere di minoranza Giorgio Scarato ha presentato una richiesta di chiarimenti al primo cittadino e al presidente del Consiglio comunale, nutrendo dubbi sulla bontà del progetto.
A Natale è arrivata poi la stoccata di Valdegamberi. Il rappresentante di «Futuro popolare» ha presentato alla Giunta di Palazzo Balbi un'interrogazione molto dura, in cui smonta i toni esultanti per il risultato raggiunto espressi dal consorzio Arica e dal sindaco di Cologna. «A dispetto del fior di tecnici di varie realtà pubbliche impegnati nel progetto secondo Seghetto, l'allarme sollevato dai movimenti ambientalisti non è fuori luogo», ha sottolineato Valdegamberi. «La progettazione preliminare di quest'opera tanto costosa quanto importante, ancorché comunque non risolutiva del problema, in quanto non fa altro che trasferire a valle un problema che esiste a monte, presenta soluzioni progettuali del tutto inadeguate in merito alla natura del collettore, con particolare riferimento ai materiali utilizzati».
Il consigliere ricorda le dichiarazioni del presidente del consorzio Arica Renzo Marcigaglia, secondo cui «i due tubi del prolungamento saranno realizzati in calcestruzzo rinforzato, impermeabilizzato con vernice epossidica e con guarnizioni nelle giunture». «Da un parere tecnico-ingegneristico che ho acquisito», osserva Valdegamberi, «è emerso che i tubi in calcestruzzo che raggiungono la lunghezza massima di tre metri, soprattutto in relazione alle caratteristiche del terreno della zona interessata, rendono la fogna molto vulnerabile in quanto il numero delle giunzioni, parte critica delle condotte a gravità, come minimo raddoppiano. Per il peso che hanno basta un modesto assestamento del letto di posa per provocare il disallineamento dei singoli conci, rendendo di fatto impossibile nel tempo la tenuta idraulica». Per questo, e per il pericolo che l'acqua inquini i terreni a vocazione agricola, il consigliere invita la Giunta regionale a valutare soluzioni alternative.
Un ulteriore terreno di discussione su questa tematica sta diventando la rete. Un mese fa è stato postato su Youtube un video amatoriale molto critico che mostra con impietosa crudezza le conseguenze dello scarico dei reflui conciari della Valle del Chiampo nel fiume Fratta, in località Sule. Il video è già stato visto da 1.270 persone e ha ottenuto commenti pungenti da parte degli internauti.

Paola Bosaro
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