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13.02.2018

Tombe di famiglia in ammollo Degrado al cimitero di Spessa

Una delle tombe di Spessa sommerse da un metro d’acqua DIENNEFOTO
Una delle tombe di Spessa sommerse da un metro d’acqua DIENNEFOTO

Nel cimitero «dimenticato» di Spessa, dove dal 2012 è terminata la disponibilità di loculi, vi sono sei tombe di famiglia invendute con un metro d’acqua all’interno. Ha dell’incredibile la storia di queste tombe da sei posti ciascuna, ancora al grezzo, coperte soltanto da lastre ondulate che con il vento si sollevano, rischiando di colpire altre lapidi o, peggio ancora, i visitatori del cimitero. Le sepolture sono state costruite nel 2000 vicino all’ingresso del camposanto, laddove un tempo venivano inumati i cosiddetti «innocenti», ossia i neonati morti prima di aver ricevuto il battesimo. Il consigliere comunale Antonio Poli, che era sindaco in quegli anni, ricorda di aver assegnato l’appalto per la realizzazione di 12 tombe di famiglia da sei posti ciascuna ad una ditta di Rovigo per 135 milioni di vecchie lire. Purtroppo, per un errore di calcolo nella gettata di cemento, o forse per la falda superficiale oppure per lo scarso isolamento, la struttura ha iniziato fin da subito a dare dei problemi. L’acqua penetrava dal fondo allagando i posti salma a livello inferiore. Caduta la Giunta Poli e terminato il periodo di commissariamento, «il sindaco Damiano Vedovato riprese in mano la questione e per prima cosa liquidò con 5mila euro il primo assegnatario dei lavori, poi bandì un nuovo appalto», ricorda Poli. Nel 2003 le tombe vennero finite al grezzo e messe in vendita. Ne furono assegnate sei. Purtroppo, ci si accorse che il problema delle infiltrazioni d’acqua non era stato ancora risolto. «Nel 2007, un’azienda propose al Comune di intervenire con un trattamento speciale con una funzione idrorepellente», ricorda il vicesindaco Ferdinando Dal Seno, presente in amministrazione dal 2001 ad oggi, «il lavoro venne eseguito per le pareti esterne nel 2008 e per quelle interne nel 2009». La Giunta guidata da Silvano Seghetto, nel 2009, stabilì un prezzo per ciascuna tomba di 11.850 euro, giudicato eccessivo da molte persone, soprattutto se si considera che l’acquirente deve sostenere poi il costo del completamento, con l’aggiunta della lastra di chiusura in marmo e della lapide. Ma oltre al prezzo, quello che preoccupa gli abitanti di Spessa è la presenza di acqua stagnante nella sepoltura. Dopo il trattamento impermeabilizzante, l’acqua non dovrebbe più risalire dal sottosuolo. Tuttavia quella piovana entra senza problemi, visto che i pannelli ondulati non costituiscono una chiusura a tenuta. In questo momento le tombe assomigliano a delle piscine. Una situazione del genere può costituire un pericolo per i bambini in visita al cimitero e non è decorosa. «Il Comune avrebbe dovuto provvedere per lo meno ad installare una tettoia fissa, evitando il completo allagamento dei vani sotterranei», osserva l’ex consigliere Bruno Malesan, uno dei residenti di Spessa che più ha insistito in questi 18 anni affinché si risolvesse il problema delle tombe. «Credo che a questo punto il problema dell’umidità non sia risolvibile, perciò sarebbe opportuno chiudere i posti salma a livello inferiore e costruire dei loculi salendo in alto», prosegue Malesan. Il paradosso è che a Spessa, pur essendoci sei tombe libere, non si può più seppellire i defunti da tempo. I posti liberi sono solo quelli delle cappelle di famiglia, già assegnate. Chi non possiede un loculo nelle cappelle deve acquistarne uno a San Sebastiano o a Sant’Andrea, patendo il disagio di doversi recare a trovare i propri cari defunti a 2,5 o a 6 km di distanza. «Mi sono impegnato a risolvere la questione», assicura Dal Seno, «e lo sto facendo, in accordo con l’ufficio tecnico. Presto verrà montata una copertura fissa che sia esteticamente gradevole e funzionale. Purtroppo il costo costituisce un ostacolo, ma non possiamo abbassarlo perché si tratta di opere nuove, mai utilizzate», spiega il vicesindaco. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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