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12.12.2018

La «brexit» dall’Unione costa denaro, liti e ora il ricorso al Tar

L’ex sede  a Cologna dell’Unione Adige-GuàIl sindaco Manuel Scalzotto
L’ex sede a Cologna dell’Unione Adige-GuàIl sindaco Manuel Scalzotto

Cologna impugna la delibera dell’Adige Guà nella quale si stabiliscono le condizioni dell’uscita dall’Unione. È ormai scontro aperto fra l’amministrazione guidata da Manuel Scalzotto e i quattro Comuni rimasti nell’Unione Adige Guà (Pressana, Roveredo, Veronella e Zimella). Il tempo delle discussioni, delle riflessioni, dei tentativi di conciliazione è finito. Ora la battaglia si è spostata infatti sul piano legale. Acquisito il parere dell’avvocato Fausto Scappini, il Comune di Cologna ha chiesto di dichiarare «illegittimo il procedimento arbitrale avviato dall’Unione per stabilire i criteri di ripartizione di beni mobili e immobili dell’Adige Guà». Non solo. Ha pure deciso di ricorrere al Tar del Veneto contro la decisione del Consiglio dell’Unione di non riconoscere a Cologna alcun diritto sul patrimonio dell’ente. Sarà l’avvocato Giovanni Sala a patrocinare l’amministrazione colognese davanti al giudice amministrativo. Sala è pure componente della commissione arbitrale, che però con il ricorso in itinere è attualmente congelata. La città del mandorlato, tramite l’avvocato Scappini, ha presentato una serie di rilievi sui contenuti della delibera riguardante il recesso di Cologna. Secondo l’avvocato del Comune, i rapporti fra l’Unione e i singoli enti membri devono essere regolati dal decreto legislativo 267 del 2000 e non dalla disciplina civilistica delle associazioni, il collegio arbitrale non può essere composto da una terza persona di emanazione provinciale da quando è cambiato il meccanismo di elezione del Presidente (che adesso è un sindaco e, nel caso specifico, il sindaco di uno degli enti coinvolti nella lite). Inoltre, lo stesso oggetto della controversia non rientrerebbe, a parere di Scappini, fra quelli su cui può esprimersi il collegio arbitrale che, invece, potrebbe pronunciarsi soltanto qualora il Consiglio dell’Unione abbia deciso i criteri da applicare. Fatte queste premesse, la giunta comunale ha deliberato di impugnare la delibera del Consiglio dell’Unione, chiedendo che venga sancito il «diritto dell’amministrazione comunale alla restituzione della propria quota parte del patrimonio». È contrapposizione pure sulla spesa per il trasferimento degli uffici dell’Adige Guà nelle due nuove sedi, nel municipio di Pressana e in quello di Zimella. La variazione di bilancio che ha visto l’inserimento di 89 mila euro per i costi del trasloco – in particolare del comando della polizia locale – ha sollevato perplessità. Il sindaco di Veronella Michele Garzon ha osservato: «Avrei preferito spendere i soldi in modo più costruttivo, come è sempre stato fatto in passato, e non certo per fare le valigie, come ci è stato imposto dall’uscita di Cologna». Per Scalzotto, costretto a sobbarcarsi le spese in quota parte fino al 31 dicembre, la reazione è stata ancora più dura: «Rimango basito dalla cifra preventivata per i lavori di adeguamento della nuova sede: controllerò attentamente progetti, convenzioni e relative spese», ha sbottato il sindaco di Cologna, che ha votato contrario alla variazione di bilancio. «L’uscita dall’Unione si sta rivelando un bagno di sangue per Cologna», commenta il consigliere di opposizione Andrea Fin. «Oltre ai costi per i servizi da riorganizzare e alle spese legali, ora il sindaco ha voluto aggiungere anche l’alea di un ricorso al Tar. Mi chiedo se non fosse meglio mettere tempo, energie e denaro a favore dei nostri concittadini o per migliorare la gestione dell’Unione stessa». «La situazione è drammatica», aggiunge Antonio Poli. «Spenderemo non meno di 200 mila euro per riorganizzare i servizi in modo autonomo, servizi che peraltro sono ancora in alto mare e dubito verranno attivati già ad inizio anno». Si preannuncia dunque un Natale niente affatto di pace per gli ex Comuni amici dell’Adige Guà nei confronti di Cologna. •

Paola Bosaro
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