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15.03.2019

Il giardino del Duomo? Non esiste più

Le piante del giardino pensile del Duomo abbattute, che erano visibili da via Papesso DIENNEFOTO
Le piante del giardino pensile del Duomo abbattute, che erano visibili da via Papesso DIENNEFOTO

La Parrocchia fa piazza pulita di tutte le piante del giardino pensile del Duomo di Cologna. E uno dei cortili più belli e rigogliosi della provincia, ora rimasto senza alberi, appare adesso desolato. In poche settimane di lavoro sono stati annientati decenni di sviluppo vegetativo che avevano reso il giardino compreso fra il Duomo, l’antica casa del campanaro e il campanile un luogo verdeggiante e ombreggiato d’estate. Non solo. Quel sito racchiude la storia di Cologna dai primi secoli dopo l’anno Mille all’Ottocento. Su di esso è posto un vincolo monumentale che potrebbe comprendere anche il patrimonio arboreo. La Parrocchia ha deciso di procedere con l’abbattimento di tutti gli alberi presenti - una decina - nonostante le perplessità di una parte dei fedeli e di alcuni ricercatori storici del Colognese. Il panorama delle mura del castello scaligero di Cologna, visto da via Papesso, ora non è più lo stesso. Non si vedono più spuntare le alte fronde dei cosiddetti bagolari o spaccasassi, il cui nome scientifico corretto è Celtis Australis, e neppure i rami dei faggi. Non contrasta più con il marrone dei mattoni di epoca scaligera il verde dei ligustri. Beppino Dal Cero, per anni curatore del Museo e ancora oggi accompagnatore dei gruppi di turisti nei sotterranei del Duomo, ha contestato la scelta dei parroci, don Daniele Vencato e don Stefano Piccolo, di tagliare le maestose piante, sostenendo che gli alberi del cortile di Santa Maria Nascente «facevano parte del patrimonio storico-ambientale della città». Inoltre ha evidenziato come «la proprietà di quella parte del Duomo sia del Comune». «Non dobbiamo dimenticare che la chiesa sorge sui resti del fortilizio di Cologna, cuore della città. La proprietà civica del luogo è ben evidenziata dalla presenza dello stemma municipale proprio sul frontone del Duomo», ha rammentato Dal Cero. Infine, lo studioso ha osservato che almeno «uno dei bagolari andava preservato per la sua vetustà, essendo stato piantato proprio quando i fabbricieri del Duomo stavano lavorando alla costruzione del tempio in stile neoclassico progettato da Giannantonio Selva e Antonio Diedo, 200 anni fa». Anche Carlo Vedovato, figlio del celebre violinista e maestro di canto Angelo, è dispiaciuto. «La mia famiglia viveva proprio a ridosso del Duomo, ho trascorso la mia infanzia giocando in quel cortile», racconta l’animatore di tante stagioni teatrali. «Mio padre piantò un albero il giorno in cui nacqui e io lo osservai crescere assieme a me. Adesso quella pianta imponente, con un doppio tronco e una chioma ampia e florida che si vedeva anche dalla strada, non c’è più», sospira, e tiene come una reliquia l’ultima foto scattata al «suo» albero gemello di 69 anni. Don Daniele Vencato replica di aver agito «con l’autorizzazione del Comune, per salvaguardare l’incolumità delle persone e la tenuta dei soffitti del Museo Lapidario». Il parroco riferisce, infatti, come nel giardino del Duomo vi fossero «alberi ammalati che potevano cadere da un momento all’altro e altri che con le loro forti radici stavano provocando danni ai sotterranei del Duomo». Sostiene, d’altro canto, che non lascerà il cortile senza vegetazione. «Pianteremo degli ulivi e delle piante più leggere che non rappresentino un rischio né per le persone, né per le antiche vestigia del castello di Cologna», assicura il sacerdote. Le sue rassicurazioni però non sembrano aver convinto tutti. Tanto che in questi giorni è stata inviata una lettera di segnalazione al funzionario Marco Cofani, incaricato dalla Soprintendenza di vigilare sul Patrimonio architettonico e del paesaggio. «Chiediamo se sia stato autorizzato lo sfalcio degli alberi presenti nel cortile cinto dalle mura medievali del castello di Cologna, piante legate con vincolo monumentale ai due siti di rilevante interesse storico, il Duomo e il castello stesso», è scritto nella missiva. Non è la prima volta che l’abbattimento di alberi in centro fa discutere. Dieci anni fa il Comune fece tagliare sei magnolie in corso Guà per realizzare piazza del Mandamento. Sebbene siano state sostituite da altre piante (parrotie persiche, ndr) la scelta è stata criticata. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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