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07.02.2018

Gli alpini piangono «Gigetto» Ambrosini

Luigi «Gigetto» Ambrosini nominato tre anni fa commendatore
Luigi «Gigetto» Ambrosini nominato tre anni fa commendatore

Paola Bosaro Alpini di Cologna in lutto per la morte del loro decano, reduce di guerra, Luigi «Gigetto» Ambrosini. Il tipografo maresciallo degli alpini, 103 anni compiuti con orgoglio e ironia lo scorso 18 settembre, è deceduto lunedì sera all’ospedale di San Bonifacio. Lascia la nipote Alessandra, la sorella Beppina e il fratello Giovanni «Nino», con il quale ha gestito fino alla pensione la storica tipografia di piazza Mazzini. Ambrosini ha frequentato le elementari e la scuola di avviamento professionale a Cologna, ma il paese in riva al Guà da ragazzo gli andava stretto. Avrebbe voluto entrare in aviazione però il padre glielo impedì. Così mise tutta la sua energia nello sport ed ottenne risultati importanti a livello giovanile nel salto in alto. Ma anche questa volta i genitori lo fermarono. Fu la guerra, suo malgrado, a portarlo lontano da Cologna. Dopo aver svolto il servizio militare in fanteria, Ambrosini fu richiamato alle armi nel 1940 ma non nel corpo di fanteria. Fu invece aggregato al 21° Raggruppamento alpino di posizione, prima alla frontiera con la Francia, poi a quella con l’ex Jugoslavia. Dopo l’8 settembre fu catturato dai tedeschi a Fiume, imbarcato su una nave verso Venezia e quindi caricato su un treno diretto al campo di concentramento di Furstemberg, nei pressi di Berlino. «Lavorò come operaio meccanico e come muratore, perciò riuscì ad avere salva la pelle», ricorda il capogruppo degli alpini Giancarlo Borin. Il maresciallo, diventato commendatore della Repubblica tre anni fa, ricordava di aver comunque patito fame, freddo ed umiliazioni e di aver rischiato la vita in varie occasioni. Dopo la Liberazione, avvenuta l’1 maggio del 1945, magro e debilitato, prese la via di casa. Si incontrò per puro caso con il fratello Nino, anche lui internato in un campo di concentramento ma tornato a casa qualche mese prima, alla stazione di Porta Vescovo. I due tornarono a Cologna in sella ad una moto Guzzi che Nino si era fatto prestare per recarsi in una tipografia di Verona. Dopo la guerra il maresciallo degli alpini ha dovuto sopportare altri dolori. Ha perso una ventina di anni fa la moglie Luigina Martello e due figli, uno appena nato e l’altra cinquantenne. Per tanti anni ha ricoperto il ruolo di presidente della sezione Combattenti e Reduci. Il funerale verrà celebrato oggi alle 15, nel Duomo di Cologna. •

Paola Bosaro
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