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03.02.2018

Dal posto sicuro agli orfani, la svolta di Sara

Sara Morin, la giovane che ha scelto il volontariato DIENNE FOTO
Sara Morin, la giovane che ha scelto il volontariato DIENNE FOTO

«Bye bye Cologna, vado ad aiutare i bimbi orfani in Thailandia». È un’esperienza forte e decisamente inusuale, quella che attende la ventiquattrenne Sara Morin, in procinto di partire come volontaria per Sangklaburi, una città thailandese a sei ore da Bangkok, vicino al confine con la Birmania. Morin ha alle spalle una bella famiglia, una laurea in marketing e un master in consulenza di immagine conseguiti lo scorso anno, una piccola impresa familiare molto conosciuta in paese che aspetta solo che lei ne prenda le redini. Ma Sara ha altri progetti, lontani 9.000 chilometri dall’Italia. A fine febbraio si imbarcherà infatti su un volo che la condurrà in Thailandia per svolgere un periodo di volontariato (di 3 mesi minimo) nella Casa della Felicità (Baan Unrak) di Sangklaburi, centro di accoglienza per bambini poveri, abbandonati, vittime di soprusi e violenze, fondato nel 1991 e gestito da una monaca buddista italiana. Partita a fine anni Ottanta da Verona per la Thailandia, oggi la fondatrice e responsabile del centro, Donata Dolci, si fa chiamare Didi Ananda Devamala e ha abbracciato la dottrina buddista che attrae molto Sara. Un altro motivo di richiamo per la giovane è la possibilità di lavorare con i 140 ospiti dell’orfanotrofio, che hanno dai pochi mesi ai 20 anni d’età. «Amo stare con i bambini perché non hanno preconcetti e barriere ed è dunque semplice entrare in sintonia con loro e crescere assieme», afferma la ragazza. La decisione di mollare tutto e di partire per l’Oriente è maturata pochi mesi fa. Da sempre impegnata in servizi a favore della comunità, nel gruppo Scout, nel doposcuola per bambini con problematiche familiari e comportamentali e nella Protezione civile, Sara ha iniziato un corso di yoga ad Albaredo lo scorso anno. «Stavo attraversando un periodo particolare della mia vita», rivela la giovane, «avevo delle domande a cui non ero in grado di rispondere, lo yoga mi ha aiutata». Grazie a questa disciplina, la ragazza è venuta in contatto con un’organizzazione internazionale, l’«Ananda Marga Yoga» che diffonde e promuove le pratiche dello yoga e della meditazione, oltre ad una particolare visione della vita in armonia con l’universo. «Alcuni maestri di yoga mi hanno prospettato l’opportunità di collaborare per alcuni centri di accoglienza in giro per l’Europa», ricorda Morin. Queste «Children’s Home» - come sono chiamate - offrono scolarizzazione e sostegno a bambini in difficoltà e sono gestiti da Amurt, l’Ananda marga universal relief team, un’associazione internazionale nata in India nel 1965. Quando Sara viene a sapere dell’esistenza della Casa della Felicità per orfani thailandesi non ha dubbi: quella sarà la sua meta. «Ho chiesto informazioni ad un responsabile del centro Ananda Marga che spesso si reca a Sangklaburi e dopo pochi minuti stavamo già parlando del viaggio», riferisce Morin. Sara verrà impiegata nelle attività del centro a titolo gratuito. Le verranno garantiti solo vitto e alloggio. «Ho grandi progetti per te», le preannuncia Didi Devamala dalla Thailandia. Intanto sa già che dovrà alzarsi alle 5 del mattino per la meditazione poi, dopo colazione, inizierà il lavoro con i bambini. La giornata avrà anche altri due momenti di preghiera. Dovrà parlare inglese ed adeguarsi ad una dieta vegetariana. Il radicale cambio di vita, dopo aver concluso con profitto un periodo di lavoro in un prestigioso negozio di abbigliamento di Verona, non è stato però accettato di buon grado dai suoi genitori. «È stata dura far loro accettare una scelta così azzardata, ma io so che questo è il momento giusto per compiere un’esperienza simile perché fra qualche anno avrò impegni lavorativi a cui non potrò rinunciare», dichiara entusiasta. E mamma e papà dovranno dunque accontentarsi per qualche mese di salutarla solo via Skype. •

Paola Bosaro
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