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07.08.2018

Fu investito sulle strisce da auto pirata Il pedone ottiene un maxi risarcimento

Il Pronto soccorso di Legnago dove venne portato l’uomo investito
Il Pronto soccorso di Legnago dove venne portato l’uomo investito

Il tribunale civile di Treviso ha condannato la compagnia assicurativa Generali al pagamento di un ingente risarcimento per le gravi lesioni subite da un uomo, investito a Cerea mentre attraversava sulle strisce pedonali da un veicolo mai identificato. È quanto stabilito dal giudice della prima sezione civile, Daniela Ronzani. Sono state così accolte le istanze del pedone, che in seguito all’incidente si era affidato a Giesse risarcimento danni di Verona, gruppo specializzato nel risarcimento di incidenti stradali gravi. Ma cifra e destinatario restano top secret. L’INCIDENTE. Erano circa le 11 del 31 ottobre 2013 quando l’uomo, allora residente a Cerea, è stato investito mentre attraversava in via XXV Aprile, nei pressi della «Caffetteria Mary». Aveva correttamente guardato in entrambe le direzioni, poi iniziato l’attraversamento sulle strisce quando, improvvisamente, era sopraggiunta ad alta velocità un’auto di colore grigio. Nel violento impatto era stato caricato su cofano e parabrezza, finendo sbalzato in aria e scaraventato violentemente sull’asfalto. Chi era alla guida dell’auto investitrice, invece di fermarsi per prestare soccorso, aveva fatto retromarcia e, scartandolo, si era dato alla fuga in direzione di Legnago. Richiamate dalle grida della vittima, che fortunatamente non aveva perso i sensi, numerose persone erano accorse in aiuto chiamando l’ambulanza e la polizia municipale di Cerea. Nessuno dei presenti era stato però in grado di vedere la targa dell’auto grigia che, nel frattempo, si era già dileguata. Purtroppo la successiva indagine condotta per tentare di rintracciare l’auto pirata è stata vana: non è mai stato possibile individuarla, chi ne era alla guida l’ha fatta franca. Nell’incidente la vittima aveva riportato numerose fratture ad entrambe le gambe e un’invalidità permanente pari al 30%. Traumi che, come ha poi confermato la relazione del consulente tecnico nominato dal tribunale, «costituiscono un handicap per lo svolgimento delle future attività lavorative». Prima dell’incidente l’uomo svolgeva infatti lavori di operaio, bracciante agricolo e domestico, tutte attività che richiedono uno sforzo fisico notevole e che dal giorno dell’incidente non potrà più praticare. IL RISARCIMENTO. Nella sentenza il giudice ha dunque riconosciuto il diritto al risarcimento che, in casi come questo, spetta a una compagnia assicurativa incaricata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, ente competente qualora la responsabilità dell’incidente stradale sia di un veicolo non identificato o sprovvisto di assicurazione. «Nonostante l’archiviazione del caso in sede penale, in sede civile il giudice ha riconosciuto con questa sentenza un congruo risarcimento e tutte le istanze dei nostri periti e legali fiduciari sono state accolte», commentano soddisfatti Roberto Oliviero e Fausto Sgarbi, responsabili della sede Giesse di San Bonifacio. «Capita più spesso di quanto si possa credere, purtroppo, che il responsabile di un incidente non venga identificato, ma grazie a un intenso lavoro di perizie e accertamenti è comunque possibile riuscire a dimostrare le effettive responsabilità dell’auto pirata. Grazie a questa sentenza il nostro assistito, oggi cinquanteseienne, ha ottenuto ciò che gli spetta e potrà vivere con maggiore serenità». •

Alessandra Vaccari
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