CHIUDI
CHIUDI

31.01.2019

Si arrivò a 11 esposizioni del bestiame in un anno per «fare guerra» a Cerea

Luca Zaia a una passata inaugurazione della fiera
Luca Zaia a una passata inaugurazione della fiera

Le più recenti ricerche storiche locali hanno portato alla luce nuovi dettagli del passato, facendo riscoprire trascorsi ormai dimenticati di questa Fiera che vanta un’origine documentata risalente al 1278, dedicata a San Biagio, il santo patrono degli animali che si festeggia il 3 febbraio. Una recente ricerca storica del professore Piergiorgio De Guidi, ha scoperto che nei primi decenni dopo l‘unificazione in paese si tenevano in realtà molteplici fiere agricole. Non solo quella di inizio febbraio in coincidenza con i festeggiamenti del Santo Patrono. C’era anche la «Fiera d'agosto», sempre dedicata al bestiame, oggi del tutto dimenticata. Non solo si avvicendavano in paese altri due mercati di animali bovini, pecore e cavalli «franchi da tasse», in primavera e in autunno. L’indagine storica ha permesso di ricostruire anche una sorta di guerra commerciale con Cerea, scoppiata negli anni Venti del secolo scorso per mantenere la supremazia. Il momento culminante della controversia fece salire a ben undici le fiere del bestiame che si tenevano a Bovolone in un anno, in pratica una al mese. Il lavoro di ricerca ha permesso anche di individuare per nome e cognome, ad esempio, tutti i mediatori: erano 19 quelli accreditati nel 1900 e i nomi dei proprietari dei cavalli e dei buoi custoditi in fiera, nello stesso anno erano rispettivamente 118 e 168 e inoltre il numero degli ospiti che soggiornarono in alberghi e locande erano 70 nello stesso anno. L’ultima fatica di un altro ricercatore della storia locale, Remo Scola Gagliardi, ha permesso invece di individuare la prima concessione della Serenissima, nel 1569, di ridurre a risaia quaranta campi e di aggiungere una pila di riso al mulino: a beneficiarne Gasparo Brenzoni, proprietario dell’omonimo palazzo nella corte Brenzoni-Malmignatti al Molinello, oggi visibile lungo via Madonna. La coltivazione del riso dal XVI secolo fu molto spinta da Venezia e divenne una cultura tipica apprezzata: il «frumento delle valli», ovvero il riso locale era molto rinomato, ma la coltura venne progressivamente sostituita in età contemporanea dal tabacco.

RO.MA.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1